Comune del Milanese deve restituire 729mila euro a tre privati: la sentenza del Tar su una complessa vicenda giudiziaria a Pieve Emanuele

Comune del Milanese deve restituire 729mila euro a tre privati

Una vicenda giudiziaria complessa che ha visto contrapposto un Comune del Milanese, Pieve Emanuele, e tre privati cittadini assistiti dall’avvocato Umberto Grella, è giunta a sentenza il 27 dicembre portando i giudici della seconda sezione del Tribunale Amministrativo Lombardo a stabilire che il Comune deve risarcire ai tre ben 729mila euro.

Al centro del contenzioso, un programma integrato di intervento su terreni di proprietà dei tre siti in via Matteotti dove, come da delibera del consiglio comunale 79 del 20 maggio 2010, si era dato il via libera alla realizzazione di edifici con funzione in parte residenziale ed in parte di terziario-commerciale. Fissati da convenzione anche gli oneri di urbanizzazione, passa diversa acqua sotto i ponti. Cambia amministrazione comunale, cambia anche il contesto economico, con gli operatori privati che chiedono una revisione del Pii con una previsione di riduzione delle volumetrie. Revisione accordata che confluisce nel nuovo Piano di Governo del Territorio del Comune. Secondo gli operatori privati, a questo punto però gli accordi stipulati nel 2010 rispetto alle richieste in oneri del Comune non possono quindi più essere considerati efficaci (anche perché sarebbero contrari al nuovo strumento di cui si è dotato il Comune). Di diverso avviso l’Amministrazione pievese, che non intende rinunciare agli oneri di urbanizzazione, anche perché si tratta di somme già impegnate per sistemare l’arredo urbano. Il Comune adombra dubbi anche sulla buona fede degli operatori, che, a dire del Municipio, hanno prima fatto variare la disciplina urbanistica riguardante la loro area, per poi opporre il proprio rifiuto alla stipula della convenzione relativa al nuovo Pii. Ma ai giudici questo non basta, poiché il Comune non avrebbe dimostrato la sussistenza di un danno risarcibile. Accolta quindi la richiesta dei tre privati di riavere indietro la somma di 729mila euro.