Si terrà il 19 maggio il Gay Pride Bergamo. Dopo le dichiarazioni del neo governatore della Lombardia Attilio Fontana che lo ha definito una “manifestazione divisiva” non sono mancate le polemiche.

Gay Pride Bergamo appuntamento al 19 maggio

C’è chi vi partecipa con entusiasmo ogni anno e chi ne è profondamente turbato e infastidito. C’è anche chi, come il neo governatore lombardo Fontana, lo ritiene una manifestazione divisiva. Ma, nonostante tutto, anche quest’anno il Gay Pride Bergamo si farà. Il capoluogo orobico sarà il primo in tutta la lombardia. Eventi, incontri, presentazioni, spettacoli e feste coloreranno di arcobaleno la città. “Sarà un percorso costruito, condiviso e attraversato dalle numerose realtà sociali, associative e non, che già da anni sono attive sui temi della lotta alle discriminazioni – fanno sapere gli organizzatori – Costituscono punti cardine del Coordinamento Bergamo Pride 2018 l’antisessimo, l’antibullismo, l’antirazzismo e l’antifascismo, principi necessari per poter intraprendere un percorso territoriale comune pienamente inclusivo. Centrale ovviamente sarà la lotta contro le discriminazioni legate all’orientamento sessuale e alle identità di genere. Alla domanda se anche Bergamo e le persone che la abitano siano pronte ad accogliere questa onda dirompente, noi rispondiamo convintamente: Sì!”

Fontana: “Manifestazione divisiva”

Se Bergamo sia pronta ad accogliere il Pride lo sapremo solamente dopo il 19 maggio. Chi invece proprio non ha dubbi sul proprio “No” al Gay Pride è Attilio Fontana. In un’intervista rilasciata a Lettera43   il governatore lombardo ha dichiarato: “Il patrocinio al Pride non l’ho dato a Varese e non credo lo daremo nemmeno qui.  Io credo che sia una manifestazione divisiva e che quando le manifestazioni sono divisive non sono mai da sostenere. Io sono eterosessuale, ma non è che faccio una manifestazione per accreditare la mia eterosessualità. Le scelte in questo campo devono rimanere personali, sbandierarle è sbagliato”. Diversa la considerazione espressa in merito al Family Day. “Lo rifaremo e non credo sia una scelta divisiva. Tutti riconoscono il valore della famiglia. È nella Costituzione, è uno dei fondamenti della nostra civiltà”.

M5S: “Fontana sbatte la porta in faccia ai diritti civili”

Come era già successo con le dichiarazioni sulla cosiddetta “razza bianca”  le parole di Fontana hanno scatenato un vero e proprio polverone. Durissime le parole della consigliera regionale pentastellata di Vermezzo Monica Forte.

Fontana sbatte la porta in faccia ai diritti civili. Il pride è una manifestazione che accoglie, integra e diffonde la cultura del rispetto per tutte e tutti. Dopo l’orribile sparata sulla razza bianca Fontana nega quello che in una Regione all’avanguardia dovrebbe essere un patrocinio dovuto. Fontana, come altri Presidenti, farebbe bene a partecipare alla manifestazione insieme a migliaia di lombardi che chiederanno uguaglianza, diritti e libertà. La sua è una scelta antistorica, che vuole riportarci al medioevo del pregiudizio e della discriminazione. Il Gruppo M5S Lombardia è determinato a lavorare per la difesa dei diritti LGBT. La Lombardia e Milano sono, da sempre, città simbolo della lotta per i diritti umani, e i pride difendono conquiste di parità tutt’altro che scontate.

La reazione di Bergamo Pride

Anche gli organizzatori del Bergamo Pride hanno voluto rispondere, con una nota scritta, alle parole di Fontana.

“A Fontana, e a tutti coloro che pensano che il Pride sia una carnevalata vorremmo ricordare che quando alcune persone sono private dei loro diritti e sono oggetto di violenza e discriminazione, l’unico modo per ottenere una reale emancipazione è quello di diventare visibili agli occhi della società, affermando la propria esistenza e denunciando la propria condizione di oppressione. Quindi no, il non essere eterosessuali e cisgender non è una questione che deve rimanere personale. Al contrario, è una questione che con sempre maggior forza renderemo pubblica e porteremo all’attenzione della società, con o senza il patrocinio delle istituzioni. Forse Fontana ha ragione nel dire che il Pride è un evento divisivo. Sì, perché il Pride permette di distinguere tra chi sta dalla parte del privilegio e dell’oppressione e chi invece sta dalla parte dei più deboli e degli oppressi. Noi abbiamo scelto da che parte stare”.

Ma da dove nasce il Gay Pride?

Parate, musica, coriandoli e allegria. Un turbinio di colori, piume, lustrini e allegria. Sono queste le immagini che vengono in mente pensando al Gay Pride. Ma l’origine della manifestazione, che letteralmente significa “Orgoglio Gay” è tutto fuorchè allegra. È solo a partire dal 1969 che la parola “pride” viene associata al tema della lotta per i diritti civili delle persone omosessuali. Fu proprio nella notte tra il 27 ed 28 giugno di quello stesso anno infatti  che, verso la una di notte, la polizia irruppe nel gay bar chiamato “Stonewall Inn”, nel Greenwich Village di New York. Quelli che ne seguirono furono tre giorni di violenti scontri con le forze di polizia. Quei tre giorni da allora vengono considerati simbolicamente il momento della nascita dei movimenti di liberazione LGBTQI (lesbiche-gay-bisessuali-transgender-queer-intersex).

“Il fine ultimo di questa grande manifestazione – scrivono gli organizzatori – sarà quello di lavorare insieme alla costruzione di una città in cui potersi sentire al sicuro e in cui persone con orientamenti sessuali, etnie e generi diversi possano cooperare al di là dei pregiudizi. Una città sempre più aperta al dialogo con le pluralità, nella quale lasciarsi alle spalle le maschere dietro cui troppe volte ci si nasconde, con la consapevolezza che solo tramite l’educazione alle differenze si possa combattere l’odio”.