Due comunità in lutto per la scomparsa della 17enne Eleonora Cocchia. Per un anno ha lottato contro il cancro che però è riuscito ad avere la meglio.

I malori, la diagnosi, la lotta

L’incubo era iniziato il 13 novembre 2016. Un formicolio alla guancia e a due dita. Nulla di grave dai primi esami. Fino alla risonanza a fine dello scorso novembre. Glioma pontino intrinseco, un raro tumore maligno molto aggressivo che colpisce il tronco encefalico, inoperabile e che lascia dagli 8 ai 15 mesi di vita. “I medici ci hanno messo davanti alla dura realtà – raccontano mamma Nadia e papà Luca – La nostra Ele non sarebbe mai più guarita. Avremmo dovuto camminare al suo fianco, amarla finchè ci sarebbe stato possibile farlo ma non l’avremmo vista crescere, ma soprattutto lei non avrebbe potuto vivere la sua vita ancora a lungo”. Il buio della sentenza emersa dagli esami, i sintomi del male che si era annidato in lei non hanno però fermato Eleonora. Che ha iniziato a lottare come una vera guerriera.

Un anno di speranze e battaglie

Subito la giovane è stata indirizzata al Centro Tumori di Milano e dal primario Maura Massimino. “E’ stata lei il 9 dicembre a comunicare a nostra figlia la diagnosi e il percorso di cure cui si sarebbe sottoposta”, ricordano i genitori. Subito è iniziata la chemioterapia ma Eleonora solo 20 giorni dopo la risonanza era già in sedia a rotelle. Non camminava, faticava a deglutire, a parlare e a vedere. Iniziati i cicli di radioterapia al cervello è iniziata la lotta più dura. Eleonora voleva tornare a camminare e a parlare, a vivere. Al trasferimento al centro riabilitativo Bosisio Parini aveva detto alla dottoressa Poggi: “Da qui non esco finchè non camminerò”. Battaglia vinta in un mese: era tornata a camminare, a parlare e a mangiare da sola. E la risonanza magnetica accendeva la speranza. “Solare e forte come un guerriero riusciva a ironizzare sulla sua malattia anche con i medici, coi quali si confrontava con saggezza e risolutezza – continuano mamma e papà – Era la sua grande forza d’animo a darci coraggio”. Dimessa dalla clinica, Eleonora ha voluto tornare alla sua vita, quella di un’adolescente, con gli amici, le vacanze e i sogni. “Il 28 agosto dopo la quarta risonanza il tumore era stazionario – ricordano i genitori – Siamo partiti in vacanza, con il fidanzato Alberto che non l’ha mai lasciata in questo anno”. Voleva andare a Barcellona, a Hong Kong con gli amici e tornare tra i banchi di scuola per la maturità, al don Milani. E festeggiare il 18esimo compleanno, che sarebbe stato oggi, con gli amici a Villa Valentina.

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Sogni infranti. Il male ha vinto

“A settembre aveva comprato l’abito per la festa – continuano i genitori – I sintomi però ricomparvero”. L’incub0 che tornava, il nemico si stava rifacendo vedere. L’inizio della fine. Subito il ricovero al Centro Tumori, le crisi respiratorie e le sedazioni. “Speravamo ancora potesse farcela, ricominciare con le radioterapie. Ma non ce l’ha fatta”. E martedì scorso Eleonora non c’era più. A salutarla, giovedì nella parrocchiale di Tradate, centinaia di amici, parenti e conoscenti, in lacrime. Centinaia di palloncini bianchi all’uscita del feretro. Centinaia di cuori che con lei hanno combattuto e che da lei hanno imparato che si deve lottare, che ogni giorno non è scontato. Tutti stretti intorno alla famiglia e al fidanzato. “Non siamo genitori sfortunati. Ma fortunati, per aver vissuto con lei per quasi 18 anni. Ciao Ele”.