Oggi celebrazione dei settant’anni dalla morte di don Folli, il prete partigiano, al cimitero di Voldomino a Luino.

Don Folli, il prete partigiano

Una figura importante ma poco conosciuta quella di don Folli. Diventa prete in giovane età, coadiutore a Tradate e Cislago, e a 22 anni va in Valsassina a organizzare le Leghe Bianche, associazioni antesignane dei sindacati e di stampo cattolico. E partecipa poi in prima persona alle battaglie di contadini in Lomellina. Un attenzione per la politica che lo portò vicino ai vertici del nascente Partito Popolare. Idee e gesti, i suoi, che lo portarono a processo davanti alla Chiesa per “modernismo”, dove venne difeso dall’arcivescovo Ferrari. Durante la prima Guerra Mondiale, in veste di parroco di Caldana di Cocquio, riunì in cooperativa le donne che lavoravano per le divise dell’esercito. Ribelle nell’animo, finì nel mirino dei fascisti che lo mandarono all’ospedale. Arrivò a Voldomino nel ’23, dove si spese per i giovani e la cultura ma soprattutto per i poveri. Il 3 dicembre del ’43 venne incarcerato con 14 ebrei che stava cercando di fare espatriare, parte dei tanti che era riuscito a salvare grazie ai contrabbandieri di Voldomino. Era diventato un punto di riferimento per ebrei e fuggiaschi che cercavano di sfuggire a fascisti e nazisti rifiugiandosi in Svizzera.

Il neoconsigliere Astuti alla cerimonia

Insieme alle associazioni partigiane e civili, anche il neoconsigliere regionale Pd Samuele Astuti ha presenziato stamattina alla celebrazione del prete partigiano. “E’ importante commemorare una figura come quella di don Folli – ha dichiarato – una figura esemplare anche oggi. Fu un uomo dal grande senso civico, sempre sensibile a questioni sociali e politiche. Un uomo che ha pagato in prima persona la coerenza con i propri principi e valori, denunciando le barbarie fasciste e subendo egli stesso le conseguenze dell’oppressione del regime”. “L’area del luinese – ha ricordato Astuti – ha pagato l’alto prezzo dell’oppressione fascista. I martiri della Gera e la Battaglia del San Martino sono solo alcune delle pagine più tristi, che devono servire da monito affinché ciò che è stato non avvenga più”.