Salta l’incontro di ieri tra la dirigenza e i sindacati, oggi assemblea e presidio. Da domani braccia incrociate alla Gallazzi Tradate fino all’incontro di lunedì in Regione.

Gallazzi Tradate, promesse non mantenute

Al centro delle polemiche, e del braccio di ferro che dura da mesi tra azienda e sindacati, i 30 esuberi per i quali l’azienda ha aperto la mobilità. Trenta licenziamenti su circa 130 dipendenti attuali che, a quanto appreso, l’azienda vorrebbe fossero diretti in una prima fase ai dipendenti che in cambio di una buonuscita decidono di andarsene, e in una seconda a discrezione della dirigenza. Cosa a cui si oppongono le parti sociali, che vorrebbero unicamente la volontarietà dei dipendenti in uscita. Ma parlando con i dipendenti oggi fuori dai cancelli, questo non è l’unico problema alla Gallazzi Tradate.

“Azienda militarizzata”

Fuori i dipendenti insieme ai rappresentanti sindacali. Ai cancelli due guardie armate, pistola al fianco. “Siamo continuamente sorvegliati – spiega uno dei dipendenti – Da una settimana e mezzo tra i reparti e a macchine in funzione girano guardie armate. L’azienda dice che teme un sabotaggio degli impianti. Veniamo controllati a vista, da quando parcheggiamo nel posteggio esterno ai cancelli a quando ce ne andiamo”. Oltre alle guardie, dentro sono stati imposti nuovi obblighi. “Non possiamo avere pantaloni con le tasche – racconta un altro operaio – Siamo costretti a lavorare portandoci dietro un sacchetto trasparente con gli attrezzi”.

Accordo irraggiungibile

“Abbiamo cercato una soluzione condivisa, è stato impossibile”. A parlare i rappresentati sindacali Pietro Apadula (FEMCA-Cisl), Roberto Magri (ADL), Antonio Parisi (UILTEC) e Silene Radrizzani (Cgil-FILCTEM). “Un mese e mezzo fa l’azienda ha aperto la mobilità per 30 esuberi senza nemmeno informarci. Abbiamo comunque cercato un punto d’incontro, anche se questi esuberi contrastavano col piano aziendale presentato un anno fa. Ci sono stati diversi tavoli, e ogni volta l’azienda al momento di informare i dipendenti diceva tutt’altro addossando a noi ogni colpa e responsabilità. Avevamo fissato un incontro per ieri (lunedì, ndr), domenica ci è stata mandata la comunicazione che il tavolo saltava perchè scaduti i 45 giorni previsti per la contrattazione. Ora attendiamo l’incontro all’Arifl, in Regione. Fino ad allora, è sciopero”.

Leggi anche:  Flat tax significato e come funziona la tassa delle polemiche

La vendita e investimenti mai arrivati

La Gallazzi Tradate aveva già vissuto un periodo di profonda crisi quasi tre anni fa, quando si temette la chiusura. Dopo mesi di trattative, si arrivò alla firma al Ministero della cessione all’americana Tekni-Plex, con sede europea in Belgio. Colosso multinazionale che aveva battuto l’altra offerta con un rilancio della proposta consistente in investimenti milionari e nuove assunzioni. Peccato da subito vennero “risolti” 40 esuberi e che due anni dopo quella firma, il piano industriale cambia notevolmente. Produzione concentrata su prodotti “di nicchia”, con maggiori margini di guadagno. L’aumento del costo materiali e della concorrenza nel settore del film farmaceutico, ha fatto il resto.

Sciopero continuo

Da qua a lunedì si prospettano giornate di fuoco. Sindacati e dipendenti non intendono cedere di un passo. Domani e venerdì, tutti gli addetti alle calandrature e spalmatrici incroceranno le braccia per 8 ore a turno, praticamente tutta la giornata. Addetti ai taglierini e agli uffici sciopereranno 4 ore per ogni turno da domani a sabato compresi. Gli operai delle accoppiatrici rifiuteranno il lavoro per 4 ore domani e giovedì e per 8 venerdì. Infine lunedì, sciopero totale per 8 ore in concomitanza con l’incontro a Milano, dove si recherà una delegazione di dipendenti.