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Bimbo muore nello schianto trovato sul sedile

Gli agenti della Polizia locale stanno ora richiamando i testimoni. Sono loro che per primi hanno visto la scena e diventano fondamentali adesso per capire l'esatta dinamica dell'incidente

Bimbo muore nello schianto trovato sul sedile

Una fotografia postata su Facebook solo due settimane fa segnava l’inizio di una nuova avventura: quella da genitori.

Un sogno spezzato appena due settimane dopo da un gravissimo incidente che ha coinvolto la giovane famiglia ecuadoregna, fermando per sempre il cuore del piccolo e mettendo in grave pericolo la mamma e il papà. 

Bimbo muore nello schianto: trovato sul sedile

A poco più di 24 ore dal grave incidente avvenuto in viale Fermi in cui ha perso la vita Liam Thomas, restano ancora molti aspetti da chiarire. Quel che è certo è che il neonato, per cui nelle prossime ore potrebbe essere disposta l’autopsia, è stato trovato dalla Polizia locale adagiato e non cosciente sul sedile posteriore della Fiat Punto.

Non è chiaro se il piccolo, al momento dell’impatto con il guard rail, si trovasse nella navicella – anch’essa sul sedile posteriore – oppure nell’ovetto, rimasto incastrato tra il sedile posteriore ed anteriore, lato passeggero, della vettura.


Gli agenti della Polizia locale stanno ora richiamando i testimoni. Sono loro che per primi hanno visto la scena e diventano fondamentali adesso per capire l’esatta dinamica del terribile scontro.

Genitori in ospedale

Sulla macchina viaggiavano il papà Fausto Andres Vincente Pillajo, 20enne di Novate Milanese, e la mamma del piccolo, Gabriela Mero Calderon Darelys  di Bussero. Entrambi i genitori vivevano a Novate a casa della nonna del piccolo, ma avevano da pochissimi giorni chiesto la residenza a Bussero dove avrebbero costruito il loro nido. Entrambi sono ora ricoverati in gravi condizioni a Milano dove i medici stanno sottoponendoli agli accertamenti per escludere l’assunzione di alcol o altre sostanze.

Molte ipotesi al vaglio

 Allo stato attuale l’unica ipotesi esclusa dalle Forze dell’ordine è quella di un sorpasso che avrebbe ostacolato la Fiat Punto. Restano invece aperte molte altre possibilità: una disattenzione, la velocità troppo elevata, l’asfalto scivoloso, un colpo di sonno, un malore del conducente.

Mirko Damasco: “Al 99% non era ben legato”

“Quel che è certo è che il piccolo Liam Thomas purtroppo non c’è più”. Confermo che nel 99,9% dei casi che coinvolgono i bambini, escluso quello in questione perchè non conosco la dinamica, il bimbo non è assicurato bene ai dispositivi di sicurezza – esordisce tristemente Mirko Damasco, presidente di Salvagente Onlus.
“L’ennesima tragedia che non fa altro che confermare un dato allarmante: in Italia la prima causa di decesso dei bambini sono gli incidenti stradali. Perchè? Perchè, troppo spesso, non vengono legati o vengono legati male”.
Per essere trasportati in sicurezza, lo ricordiamo, i neonati devono essere legati nell’ovetto e quest’ultimo deve essere assicurato ai sedili con le cinture di sicurezza. Oppure legato nella navicella, ancorata ai sedili, con l’apposito kit auto”.

Un problema culturale

“Dati Istat alla mano vi dico che il problema è prima di tutto culturale: meno del 60% dei genitori italiani lega i propri figli in macchina – avverte Damasco. A conferma che per essere buoni genitori non basta il buon senso, occorre essere informati e formati sulle normative e sulle conseguenze del mancato rispetto delle regole di sicurezza”.

Giubbetti sì o no?

“Volete un esempio? Stiamo entrando proprio in questi giorni nella stagione fredda: quanti genitori sanno che i bambini NON devono essere legati al seggiolino con il giubbetto? Pochissimi!. I rischi sono purtroppo elevati: in caso di incidente è stato dimostrato dai crash test che i bimbi col giubbetto “sgusciano” letteralmente fuori dal seggiolino con le conseguenze che tutti noi possiamo immaginare”.

La giusta formazione

“E poi non dimentichiamoci la formazione nelle scuole – prosegue Damasco. E’ sconfortante vedere così poche manine alzate alla domanda su chi viaggia legato in macchina oppure sentire frasi come “Mi legano altrimenti il vigile fa la multa”. E’ un cambiamento culturale quello che dobbiamo fare nei prossimi anni. Non possiamo più rimandarlo: lo dobbiamo a tutte queste giovani vittime che pagano errori di adulti poco consapevoli”.

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