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Uova contaminate al fipronil: nessun pericolo nel Milanese

Nessun allarme in Provincia di Milano per la presenza di uova contaminate con il fipronil, insetticida moderatamente pericoloso per l’uomo. Lo comunica l’Agenzia di Tutela della Salute (ATS) della Brianza. Proprio in queste ore anche il Ministero della Salute ha confermato che “non risultano distribuiti al consumo uova o derivati (ovoprodotti) contaminate da fipronil sul territorio nazionale”.

In una nota il Ministero della salute fa sapere però che è stata sequestrata una partita di prodotto proveniente da una azienda francese e arrivata in Italia lo scorso 8 agosto.  “Le autorità sanitarie locali hanno provveduto a porre sotto sequestro la partita – si legge – e quindi il prodotto non è stato posto in commercio”.

L’allarme è scattato nelle ultime ore, dopo l’allerta lanciata dalla Commissione Europea che aveva indicato il nostro Paese fra quelli che hanno ricevuto uova dalle aziende coinvolte nello scandalo delle uova contaminate. Secondo la Commissione, i Paesi dell’Unione coinvolti sono: l’Italia, il Belgio, i Paesi Bassi, la Germania, la Francia, la Svezia, il Regno Unito, l’Austria, l’Irlanda, il Lussemburgo, la Polonia, la Romania, la Slovacchia, la Slovenia e la Danimarca. A questi Paesi si aggiungono Svizzera e Hong Kong. Quattro invece i Paesi dove è stato confermato l’utilizzo illegale del fipronil: Olanda, Belgio, Germania e Francia.

Intanto Coldiretti fa sapere che nei primi 5 mesi del 2017 in Italia sono arrivati 610mila chili di uova in guscio di gallina dai Paesi Bassi. Ai quali si aggiungono anche 648mila chili di derivati come uova sgusciate e tuorli freschi, essiccati, congelati o diversamente conservati. Non sono invece quantificabili gli alimenti venduti come paste e dolci realizzati con le uova a rischio.

“Con gli italiani che consumano in media circa 215 uova a testa all’anno, di cui 140 tal quali mentre le restanti sotto forma di pasta, dolci ed altre preparazioni alimentari, è importante – sottolinea la Coldiretti – fare chiarezza e garantire la qualità e sicurezza di quelle presenti sul mercato nazionale”.

Mercato che potrebbe essere autosufficiente in quanto la produzione sul territorio nazionale si attesta sui 12,9 miliardi di pezzi all’anno. Sufficienti quindi a coprire il fabbisogno dei consumatori.


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