Approvata dall’aula di Montecitorio la legge in materia di produzione e vendita del pane. Tante le novità introdotte a partire dalla definizione stessa di pane fresco «sfornato entro le 24 ore». Sancita la differenza tra pane fresco di pasta madre e con pasta  madre; introdotta la definizione di “forno di qualità”, titolo di cui potranno fregiarsi solo i forni artigianali che producono, appunto, pane fresco. Vietato l’utilizzo di denominazioni che possono indurre in inganno il consumatore, ad esempio ‘pane appena sfornato’, ‘pane di giornata’ o ‘pane caldo’, tipologie ottenute dalla cottura di semilavorati surgelati o conservati provenienti anche da paesi extra Unione Europea, che dovranno essere
vendute in scaffali separati dal ‘pane fresco’.

Prina soddisfatto

Ad esprimere soddisfazione, il deputato corbettese Francesco Prina, relatore della legge: «questo provvedimento si occupa di rilanciare, valorizzandolo, il settore del pane fresco artigianale, restituendo competitività ad un comparto di estrema importanza per l’economia del Paese, quello della panificazione artigianale italiana, tutelando la tipicità e la specificità del pane artigianale italiano, un patrimonio inestimabile che conta circa 200 specialità, di cui 95 già iscritte nell’elenco del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali. Si tratta di un settore del valore di 7 miliardi di euro, con 400.000 addetti, operanti in 25.000 imprese, in gran parte di dimensioni familiari, che
sfornano in media 100 chilogrammi di pane al giorno, ciascuna».

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“Pane fresco patrimonio italiano”

«Questa legge – conclude Prina – riconosce il pane fresco italiano come ‘patrimonio culturale nazionale’ frutto del lavoro e dell’insieme delle competenze, delle conoscenze e delle tradizioni, da tutelare e valorizzare negli aspetti di sostenibilità sociale, economica, produttiva, ambientale e culturale».