Presentato stamattina in conferenza stampa il nuovo microscopio in uso alla Breast Unit di Tradate per la diagnostica del linfonodo sentinella delle donne malate di tumore al seno.

Tumore al seno, un’arma in più

Studiare e analizzare il linfonodo durante l’operazione per determinare immediatamente lo stato e il tipo di tumore che ha colpito il seno della paziente. Da oggi anche a Tradate è possibile grazie al microscopio acquistato grazie al contributo di Caos, alpini di Venegono Superiore, Fondazione Comunitaria del Varesotto e Comune di Tradate. “Questa importante donazione ci da la possibilità di proseguire ulteriormente nell’integrazione del Galmarini nella nostra azienda ospedaliera”, ha commentato il dg Callisto Bravi.

“Frutto di una rete importante”

Presente in conferenza anche il vicepresidente del consiglio regionale Francesca Brianza. “Un anno fa qui festeggiavamo l’apertura della Breast Unit. Questo microscopio è il nuovo frutto di un seme gettato anni fa, un nuovo passo di un percorso che non si fermerà. Ancora una volta, un obbiettivo raggiunto grazie a una rete tra istituzioni, ospedale, associazioni e cittadini. Un gioco di squadra importante a vantaggio delle donne che combattono il tumore”.

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Prevenzione ed eccellenza al servizio delle donne

È una battaglia senza sosta, un impegno continuo, un lavoro incessante quello di Caos, Centro di Ascolto Operate al Seno a sostegno delle donne malate di tumore alla mammella. Con in prima linea la sua fondatrice, Adele Patrini. “La lotta ha due punti di forza: la prevenzione e l’eccellenza delle Breast Unit. Queste devono estendersi in maniera uniforme su tutto il terriorio nazionale. E con questo nuovo microscopio che siamo onorati di aver donato, ci muoviamo in questo senso”, ha spiegato. È lei al centro di una rete che da una parte segue e sostiene le donne che affrontano il tumore, dall’altra unisce e fa pressione sulle istituzioni perchè forniscano risorse e possibilità. “Questa donazione, e le tante che l’Asst Sette Laghi riceve non solo da noi, non vanno intese come la copertura di un deficit. Ma in una condivisione degli obbiettivi per il bene dei pazienti. Un abbraccio solidale come in una grande famiglia”.