Tornerà il 21 gennaio l’iniziativa annullata nel 2013 dall’Amministrazione Cavalotti perché troppo inquinante. Tra le polemiche di cittadini e ambientalisti.

Falò di Sant’Antonio una tradizione inquinante

Troppo inquinamento e polveri sottili, e così nel 2013 era stato spento il Falò di Sant’Antonio a Tradate. Una tradizione effettivamente recente per la città ma ben radicata in tutto il territorio Varesino e lombardo che però, in un’epoca di grande attenzione sulle tematiche ambientali (e delle ripercussioni dell’inquinamento sulla salute) trova sempre meno spazio. E la città si divide, tra chi plaude al ritorno dell’iniziativa e chi non la vorrebbe.

Troppi pm10 e inquinamento

Tra i primi a prendere la parola contro l’iniziativa c’è Maurizio Alberti, ex consigliere di Partecipare Insieme, volto di Legambiente e tra coloro che più vollero lo stop del 2013. “Si facciano tutte le feste possibili, tradizionali e non, ma nessuna di queste deve causare danni alla salute. I dati scientifici (raccolti anche da Regione Lombardia, ndr) parlano chiaro. La combustione incontrollata di legna all’aperto produce una quantità di polveri sottili impressionante, pari a quelle dell’intero traffico a Tradate per 3 mesi”. E anche il periodo dell’anno sarebbe dei più problematici, essendo caratterizzato da continui sforamenti ai limiti e alle emissioni dei sistemi di riscaldamento domestici. Cui si sommano, quest’anno, gli strascichi degli incendi arsi in autunno come quello al Campo dei Fiori a Varese. “La Regione Lombardia per questo vieta qualunque combustione all’aperto – continua Alberti – Spetta al sindaco intervenire, responsabile in primis della salute dei cittadini”. Niente festa quindi? “Prima di tutto la salute. Penso sarebbe bella una festa di Sant’Antonio con vin brulè, salamelle, musica e altro ma almeno limitando fortemente il falò”.

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Catasta dimezzata

Dall’altro versante, prende la parola chi al Falò di Sant’Antonio sta lavorando, come nelle edizioni passate, la Pro Loco. “Il sindaco Dario Galli è stato il primo a chiedere una forte riduzione della catasta rispetto al passato – spiega Angelo Formici – Non sarà più alta di 4 metri per 7 di circonferenza, la metà rispetto alle ultime edizioni. Una dimensione ridotta che non farà rinunciare a una festa che unisce la comunità e attira gente a Tradate, e che come in tanti altri comuni della provincia scalderà gli ultimi giorni di gennaio”. “Il problema dell’inquinamento – conclude – non si risolve cancellando una festa. Dovremmo preoccuparcene tutto l’anno con iniziative che limito le emissioni di polveri sottili, cosa che non mi pare sia avvenuta negli ultimi cinque anni”.