L’idroelettrico ai tempi dei cambiamenti climatici è l’oggetto dell’incontro promosso ieri, sabato 1 dicembre 2018,  da Legambiente a Bellano  per approfondirne il non più trascurabile impatto. “Tutti i fiumi e i torrenti dell’arco alpino, dal Friuli-Venezia-Giulia alla Liguria, passando per la Lombardia, sono infatti ormai sistematicamente captati a più riprese lungo tutto il percorso e, quindi, deprivati della maggior parte della propria acqua, con gravi danni ambientali e paesaggistici – sottolinea Legambiente. “ Se nel corso del secolo scorso ciò è avvenuto con la realizzazione di opere gigantesche, dighe, condotte e centrali che ancora oggi producono una quota importante dell’energia elettrica made in Lombardia, da anni ormai le nuove realizzazioni si rivolgono al reticolo idrico minore, o ai tratti di pianura dei corsi d’acqua”.

In Lombardia l’idroelettrico si fa sempre più piccolo

Il numero di domande per la realizzazione di nuove derivazioni e impianti idroelettrici (mini e micro idroelettrico) è cresciuto continuamente, in particolare nelle regioni alpine e appenniniche, con migliaia di richieste in fase di valutazione a fronte di migliaia di centraline già realizzate. Nella sola Lombardia, a giugno 2018, risultano attivi 705 piccoli impianti sotto i 3000 kw senza considerare le centinaia di richieste attualmente in fase di valutazione.

Questo processo è coinciso con l’esigenza di incrementare la produzione di energie rinnovabili prodotte dall’Italia per conseguire gli obiettivi della Direttiva 2009/28/CE e il piano di azione nazionale per le energie rinnovabili, ma ha determinato un intenso conflitto con gli obblighi di qualità dettati da un’altra direttiva, la 2000/60/CE che invece impone la tutela e il miglioramento dei corpi idrici.

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 Vanda Bonardo, responsabile Alpi di Legambiente

“La vera sfida consiste nel tenere assieme obiettivi energetici e ambientali – dichiara Vanda Bonardo, responsabile Alpi di Legambiente -. Per Legambiente il futuro dell’idroelettrico italiano dipenderà dalla capacità di mantenere o migliorare la produzione esistente con interventi di revamping ed efficientamento soprattutto dei grandi impianti. In pochi e limitati casi si potranno autorizzare nuovi impianti (condotte idriche o salti esistenti). In tal senso auspichiamo che il decreto incentivi per le fonti rinnovabili, ora in Conferenza Stato-Regioni, si mantenga nella sua formulazione originale che prevede appunto incentivi solo per gli impianti a basso impatto ambientale”.

Dall’analisi dei dati forniti da Regione Lombardia sulla potenza delle centrali installate emerge anche come negli ultimi anni la crescita delle derivazioni avviene a beneficio di impianti con sempre minor potenzaquindi con un minore beneficio in termini di produzione rinnovabile. Non altrettanto avviene per il danno ambientale: le interruzioni e le interferenze sui corsi d’acqua e sui versanti sono sempre molto severe.