Ciao Darwin, i produttori hanno deciso di non usare più animali per i giochi del programma condotto da Paolo Bonolis.

DA VERONASETTEGIORNI.IT: Concorrente Ciao Darwin rischia la paralisi: parla una testimone

Ciao Darwin, addio animali

Lo spettacolo continua ma senza gli animali. La vicenda era iniziata con la puntata del 22 marzo in cui durante la “prova di coraggio” i concorrenti erano stati messi in un recinto con dei maiali. Gli animalisti avevano subito denunciato il conduttore Paolo Bonolis e il suo team per l’uso incongruo di animali “messi alla gogna – avevano spiegato – spaventati e terrorizzati alla luce dei riflettori e tra le urla isteriche dei concorrenti”.

ciao darwin 8 dice addio agli animali dopo le denunce
Un frame della puntata del 22 marzo che ha fatto attivare gli animalisti

Denuncia degli animalisti

“Finalmente, sembra che i produttori del programma condotto da Paolo Bonolis Ciao Darwin abbiano deciso di non usare più Animali nei vari giochi – commentano dall’associazione Centopercentoanimalisti che, insieme ad altre, aveva fatto denuncia –  Questo, non per una loro presa di coscienza, ma in seguito alle denunce. Ma chi è che forniva gli animali a Bonolis? Un tal Daniel Berquiny, che, guarda caso, è un circense. I circensi spendono molte parole per convincere che amano e trattano bene gli Animali, che in realtà, per loro, sono solo oggetti da utilizzare, dopo vari addestramenti.

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Il Berquiny è personaggio di spicco in un parco-zoo (prigione per animali) ad Aprilia; è addestratore; compra e ‘noleggia’ esseri viventi tra quelli forniti a Bonolis. Ha un curriculum di prima grandezza come addestratore di animali. Un perfetto circense insomma, a conferma di quanto Paolo Bonolis ‘ami gli animali, del resto, lui e la sua famiglia, sono clienti fissi appena un circo si attenta a Roma. Infine, nel sito di Daniel Berquiny, tra le varie ipocrisie, si chiedono donazioni per ‘adottare’ un animale e salvarlo dall’estinzione, anche questa è l’Italia, ma la colpa non è di questo circense, ma di chi permette a queste strutture di creare nuovi prigionieri a vita”.

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