Guerra infinita, al castello dei missionari comboniani di Venegono Superiore due libri per dire basta.

Guerra infinita, se ne parla al castello

Si torna a parlare di pace e lotta alla guerra al Castello dei missionari comboniani di Venegono Superiore. Stasera, alle 20.30, incontro organizzato da “Abbasso la Guerra” con la presentazione di due testi: “Epidemiologia della guerra infinita” di Maurizio Marchi (Medicina Democratica di Livorno), con l’autore del libro, e il dossier “Nessun approdo alla guerra” sulla lotta in corso a Genova contro la compagnia saudita BAHRI e i traffici di armi al porto, a cura di uno dei protagonisti di questa lotta.

82 guerre in 70 anni, 48 milioni di morti

Nel primo caso Marchi esporrà l’esito delle sue ricerche sugli effetti, in termini di vittime e di distruzioni ambientali, degli 82 conflitti militari combattuti tra il 1945 e il 2015. Sintetizzando dati di ogni singola guerra egli è in grado di dimostrare che nell’insieme queste hanno causato 24 milioni di morti diretti, più altrettanti stimati per epidemie, carestie, esodi forzati di massa, inquinamento di grandi territori: quindi in totale, 48 milioni di morti, l’equivalente dei morti della 2° guerra mondiale, altro che 70 anni “di pace”.
Il libro nasce dalla volontà di combattere le guerre ovunque siano combattute e di sfatare il mito che la NATO abbia garantito la pace, nel secondo dopoguerra, anzi essa ha ampiamente contribuito a questo esito devastante.

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Niente armi all’Arabia grazie ai portuali

Nel secondo caso, Christian, del Collettivo Autonomo dei Lavoratori Portuali di Genova, illustrando il contenuto del dossier che verrà presentato, ci ricorderà le motivazioni, le tappe e gli esiti della loro lotta che ha finora impedito che sistemi d’arma fossero caricati dal loro porto con destinazione Arabia Saudita, in guerra contro lo Yemen. Un argomento, quello dell’opposizione alla vendita di armi a Paesi in guerra e ai Paesi non democratici che nei giorni scorsi con l’attacco della Turchia al Kurdistan è finalmente entrato nel dibattito pubblico.
“I portuali hanno lottato contro un sistema che vede porti aperti a materie prime, spesso sporche del sangue delle persone che le hanno estratte, porti aperti alle armi di ogni tipo, per ogni situazione di conflitto bellico, ma chiusi ai migranti che spesso fuggono proprio per sottrarsi a quello sfruttamento e a quelle guerre – spiegano da Abbasso la Guerra – Una logica da rifiutare”.

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