Il Burraco viene da lontano e sfida social e tivù

Il Burraco che viene da lontano per sfidare social e tivù. E riesce, proprio lì dove molti altri nulla han potuto. Nell’era dei social, della fretta come condimento in tavola, della faccia sempre china sullo smartphone, una cosa ha resistito all’erosione del tempo: il gioco delle carte. Dal poker alla briscola, dai giochi più moderni come “Uno” all’intramontabile Scala 40 le carte hanno ancora un grande fascino e riescono a coinvolgere gruppi numerosi di persone.

Che si giochino soldi o meno, le grandi mangiate si concludono spesso con una partitina. Negli ultimi tempi, oltre ai sempreverdi sopra citati, le famiglie e gli amici si sfidano a questo gioco che viene da lontano e che ha contribuito, appunto, a creare un ghiotto diversivo alla monotonia del dopocena, i cui ingredienti base sono internet e programmi (spazzatura o no che siano).

 Burraco: le origini

Nato probablimente in Uruguay intorno agli anni quaranta, si è diffuso in Italia solo verso il 1980, iniziando a manifestarsi nel meridione per diffondersi, poi, nel resto del Paese, grazie alla nascita dell’Associazione Sportiva Dilettantistica Federazione italiana Burraco (Fibur).

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Le serate di Burraco

E sono dedicate propio a questo gioco le serate proposte dalla contrada Legnarello a marzo e ad aprile, che, dopo il successo degli eventi scorsi, danno appuntamento agli appassionati, sempre di mercoledì nel Maniero di Contrada in via Dante Alighieri 21, a Legnano con “Burrachiamo in compagnia. Senza grandi pretese” fino al 17 aprile. Un diversivo interessante alla solita maratona tivù del dopocena.

 

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