La Commemorazione degli operai si è tenuta questa mattina, venerdì 11 gennaio 2019, alle 9.30.

Commemorazione degli operai della Franco Tosi

Questa mattina il segretario generale della Fim Cisl Marco Bentivogli ha tenuto l’orazione ufficiale in memoria degli operai della Franco Tosi di Legnano deportati dai nazi-fascisti nel campo di sterminio di Mauthausen 75 anni fa. Presenti, fra gli altri, il segretario generale della Cisl milanese Carlo Gerla, e il responsabile della Zona Legnano-Magenta, Beppe Oliva.

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Il discorso del sindaco di Legnano, Gianbattista Fratus

Rivolgo il mio saluto alle autorità che partecipano a questo momento commemorativo. E naturalmente ringrazio i dipendenti della Franco Tosi, le rappresentanze sindacali, Anpi e tutti i cittadini che rinnovano il ricordo di uomini e fatti divenuti a tutti gli effetti parte della storia di Legnano. La parola “storia” concentra un insieme di esperienze e di valori tutt’altro che scontato. Perché a distanza di tanti anni da eventi che segnarono la città, l’Italia e il mondo, si potrebbe cadere in una tentazione. Quella che porta a relegare gli accadimenti della Seconda Guerra Mondiale in un passato che non ha più nulla da dirci. Quella che ci induce a vivere il “qui e ora” nella convinzione che si possano trascurare le nostre radici. Quella che ci fa cadere nella superficialità. E la superficialità rende vulnerabili. No, il significato della nostra presenza qui, oggi, deve essere esattamente di segno opposto. Siamo figli del nostro passato. Il passato ci parla, ci interroga e partecipa alla costruzione del futuro. Le nostre radici concorrono a fare di noi ciò che siamo. E la profondità delle esperienze vissute dalla città di Legnano contribuisce anche oggi a rendere la comunità più consapevole, dunque più forte. Perché parlare in generale della città nel momento in cui si ricordano i deportati della Franco Tosi? Perché, come noto, questa fabbrica non è stata semplicemente un luogo di produzione. E’ stata, al contrario, un motore fra i più potenti nella costruzione della città così come la conosciamo. Polo attrattivo, opportunità di lavoro, luogo di incontro e confronto, occasione di prosperità per tante famiglie. Qui le persone hanno parlato, allacciato relazioni, discusso. La deportazione a Mauthausen dei dipendenti della franco Tosi non è un caso accidentale della storia. E’ la conseguenza di un modo di concepire il lavoro da parte dei dipendenti di allora che aveva portato ad azioni di disobbedienza, al rallentamento della produzione, alla rivendicazione di diritti, all’opposizione alla guerra. Una concezione che definirei etica, tanto più scomoda e pericolosa in tempo di guerra, e che aveva fatto maturare una coscienza critica diffusa. Con la deportazione del 44 si provò a stroncare questa coscienza critica, che alimentava la ribellione all’oppressione, che si faceva strumento per accelerare il termine del conflitto, che puntava alla riconquista di libertà e pace. Per tutte queste ragioni possiamo dire che la Storia, quella con la S maiuscola, quella della città e non solo, è passata dalle storie individuali dei dipendenti e dei deportati. La Storia ha attraversato questi luoghi. La Franco Tosi è, dunque, parte dell’identità di Legnano. Tanto che anche oggi siamo tutti coinvolti nelle sue vicende. L’anno scorso, alla mia prima partecipazione come sindaco a questa commemorazione, esprimevo l’auspicio che la Franco Tosi rimanesse qui. E dichiaravo, pur nella consapevolezza dei limiti imposti all’azione dell’Ente locale, che l’Amministrazione comunale avrebbe fatto tutto il possibile per evitare il trasferimento. Da allora a oggi si sono susseguiti numerosi incontri, anche al Ministero dello Sviluppo Economico, per definire il futuro della Franco Tosi Meccanica. Le nubi non sono scacciate ma la possibilità che si avviino trattative private per l’acquisto dell’area, superando il meccanismo delle gare al ribasso, apre nuove prospettive. Non posso che assicurare ancora una volta, in questa sede, l’impegno mio e dell’intera Amministrazione comunale per scongiurare l’addio a Legnano. Lo dico anche vedendo, tra noi, gli studenti delle scuole medie che, come ogni anno, con la loro presenza e la loro partecipazione arricchiscono di ulteriori significati questo momento. Spero, ragazze e ragazzi, che possiate crescere in una città dove la Franco Tosi non sia un semplice ricordo, seppure caratterizzato da una storia complessa e da un legame indelebile con la nostra comunità, ma sia, ancora, un luogo di lavoro, un simbolo vivo e operante di Legnano, in Italia e nel mondo. Questo è stato un luogo di impegno e sacrificio. Talora tragico, come ci ricordano coloro che 75 anni fa ingaggiarono una lotta impari per fare valere i loro diritti, per lasciarsi alle spalle la guerra, per tornare, in coerenza con un’attitudine pratica e volta al bene comune tipica della nostra gente, a una quotidianità segnata dal lavoro più che dal conflitto. Quelle persone (perché di persone stiamo parlando, non di personaggi astratti, cristallizzati nel passato) quelle persone, con i loro ideali, le loro paure, il loro coraggio, le loro speranze, ci parlano ancora oggi. A noi è riservato un dovere, quello dell’ascolto. Perché nel cogliere il messaggio delle vittime, nel conservare la memoria dei fatti, nel rispettare il dolore di allora, risiede qualcosa di prezioso, che deve perpetuarsi nel tempo: la vittoria di quelli che non tornarono. La vittoria dei “sommersi” dipende da noi, è nelle nostre mani e oggi, qui, siamo chiamati a dare il nostro contributo per rinnovarla. Grazie.