Olimpiadi invernali 2026, turismo, sport e una progettualità che punta al rispetto dell’ambiente. Luca Moretti, presidente Apt Livigno, è pronto a scommettere sul futuro della Valtellina con progetti innovativi anche in ottica green.

Intervista a Luca Moretti

Cosa significa Olimpiadi 2026 per la Lombardia?

«Dobbiamo trovare l’intesa perfetta o entrare nella Governance dei Giochi Olimpici. La nostra regione è il vero teatro delle Olimpiadi sia a livello sportivo che mediatico. Il ruolo di Milano e della Valtellina è di assoluto protagonista della scena. Questo perché dobbiamo rivendicare il posto che meritiamo a livello tecnico, ma soprattutto perché un valtellinese è in grado di vedere le opportunità e gli effettivi problemi del suo territorio. Lo scopo è creare sinergie per il post Olimpiadi».

Per esempio?

«Il riuso delle infrastrutture in primis, ma non solo. Servono scelte oculate, il pre-olimpiadi è praticamente domani, serve investire sul post. Ospiteremo il Villaggio Olimpico e questa sarà la vera sfida per Livigno. Delle piste e dei sistemi di innevamento siamo già dotati, ma serve trovare il livello ottimale per poter primeggiare ma per mostrare che la candidatura Milano-Cortina è basata sugli atleti. Su sportivi che vogliono il top per il loro sport. Parliamo di 1250 posti letto circa complessivi. 1100 saranno dati alla Croce Rossa Italiana e alla Protezione Civile con sedi operative tra Trento e Parma, mentre i restanti 150 circa potranno essere destinati a sportivi, lavoratori, giovani, atleti diversamente abili… nessuno . Sarà solo la comunità stessa livignasca a deciderne la destinazione».

Infrastrutture e innovazione, ma anche il delicato tema viabilità… Quali sono i prossimi passi?

«Viabilità e mobilità sono i punti critici della Valle. Se riuscissimo a ottenere risultati su questi due temi, avremmo già vinto le Olimpiadi. Parlo di viabilità perchè è impensabile che all’alba del 2020 si debbano impiegare 3 ore di treno per la tratta Milano-Tirano, per non parlare del tragitto in auto in caso di traffico. Serve una viabilità che sia di prima classe. Parlo di mobilità e mi riferisco a quella interna alla Valle. Deve essere ripensata con un servizio di collegabilità delle aree sciabili. Livigno, Bormio e Santa Caterina sono le località che ospitano la popolazione turistica dell’intera Valtellina. E’ impensabile non collegarle. Non dimentichiamo poi che con il turismo diamo servizi concreti ai residenti…».

Parla della nascita di un unico comprensorio dell’Alta Valle?

«E’ presto per fare nomi, ma la Comunità Montagna dell’Alta Valtellina ha già un progetto di collegamento con ipotizzati costi e tratte. Questa è l’unica carta vincente per il nostro futuro. Quindi o ci muoviamo in gruppo e creiamo un comprensorio unico di livello e tecnologicamente efficiente dal punto di vista impiantistico, oppure l’alternativa è morire…. Prima muore Santa Caterina, domani Bormio e dopodomani Livigno. Il destino sarebbe comune! Serve una struttura capace di competere con i comprensori che oggi la fanno da padroni sulle Alpi. Le carte parlano di un investimento complessivo di 108milioni di euro con la realizzazione di sei impianti di risalita di collegamento. Questo non significa deturpare il territorio, ma difenderlo e curarlo facendo rispettare regole ben precise e investendo sul nostro futuro. Non dobbiamo lasciarci sfuggire l’occasione delle Olimpiadi. Sono convinto che questa sia l’occasione ideale, se non l’ultima».

E per il futuro?

«Fondamentale sarà la decisione della Governance che arriverà al massimo entro metà settembre. Abbiamo la possibilità di essere parte attiva, così come ne avevamo di vincere la sfida con la Svezia. Alla base delle decisioni ci sono il Coni, Regione Lombardia e Regione Veneto. Una volta stabilita la realtà da costituire, metteranno le persone. In quel team non può mancare un valtellinese, una persona che conosca la Valtellina e potrà coinvolgere e creare una squadra operativa sul territorio. Dal punto di vista sportivo abbiamo già vinto la candidatura. Il progetto è sviluppato essenzialmente sul versante lombardo tra Livigno-Bormio-Milano con ben 45 medaglie su 109 complessive. Livigno ne assegnerà 24 con la coppia d’eccezione snowboard e freestyle skiing, 5 a Bormio e 16 a Milano. Dal punto di vista mediatico le discipline che ospitiamo in Lombardia sono quelle più richieste in particolare gli americani amano lo snowboard e il freestyle skiing. Questo significherà anche il dover guardare oltreoceano per aprire nuovi mercati. La Provincia ha le carte in regola per cambiare pelle e puntare su nuovi mercati affini alle discipline olimpiche che ospiteremo. Milano ha già questo tipo di pubblico, per noi è un mondo tutto da conquistare».

Aquagranda che ruolo avrà?

«Sarà l’emblema della sostenibilità ambientale da qui a tre anni. Sarà a impatto zero sul territorio: avrà energia rinnovabile, supportata dal coogeneratore a gas naturale e installazione pannelli sociali. Sarà tutto bio e plastic free. Un tema importante che vogliamo lanciare. La sostenibilità per vincere la sfida delle Olimpiadi era basilare: una sostenibilità non solo economica, non solo mediatica, ma soprattutto legata all’ambiente. Il territorio non si trasforma per le Olimpiadi, ma è l’evento a rispettare le regole della natura. Come? Il tema del green è stata la risposta. Ed è solo l’inizio di una storia tutta da scrivere…».