Prosegue la battaglia per l’uso dei defibrillatori per tutti.

Le richieste di Mirco Jurinovich

«Il minuto di silenzio in ricordo di Astori non deve essere vano. Occorre far capire davvero che il defibrillatore può salvare la vita dall’arresto cardiaco».
E’ il messaggio lanciato forte e chiaro da Mirco Jurinovich, soccorritore di Cerro Maggiore e presidente dell’associazione «Sessantamilavitedasalvare» dell’Altomilanese che da anni lotta per la diffusione dei defibrillatori (strumenti con placche da applicare al torace del paziente, facili da usare seguendo semplici comandi vocali) sul territorio e già cittadino benemerito (medaglia d’oro) per questo suo impegno.
E all’indomani della scomparsa del capitano della Fiorentina Davide Astori, proprio per arresto cardiaco nell’hotel dove si trovava con la squadra domenica 4 marzo, Jurinovich invoca: «Non sono più procrastinabili misure indispensabili quali la presenza dei defibrillatori negli spazi sportivi e all’esterno, la liberalizzazione dell’uso del defibrillatore, slegandolo dall’obbligo formativo previsto dalla legge 120 del 2001, l’abbattimento dell’Iva al 22% che grava sull’acquisto dei Dae e la realizzazione di una campagna informativa nazionale. Dal minuto di silenzio che verrà tributato al capitano della Fiorentina dovranno alzarsi forti e assordanti queste richieste: lo dobbiamo ad Astori come a ognuna delle 60mila vittime dell’arresto cardiaco improvviso che ci sono ogni anno».

Astori era attivo per salvare vite

Lo stesso Astori era molto vicino all’attività di Jurinovich. Ricorda quest’ultimo: «Prima ancora che un ottimo calciatore era un uomo umile, disponibile, sensibile, un uomo dal cuore grande. Ma è stato proprio il muscolo cardiaco a tradirlo. Il destino beffardo ha voluto che in passato Davide si fosse prestato per diffondere la conoscenza su quella che ancora siamo soliti definire “tragica fatalità”, quasi a voler giustificare la morte di un giovane e sollevare nel contempo chiunque da eventuali responsabiltà. L’arresto cardiaco ha colpito Astori l’ha colpito nella maniera più subdola e vigliacca, mentre dormiva solo nella camera d’albergo togliendogli quelle possibilità di sopravvivenza che ognuna delle 60mila vittime di questa patologia dovrebbe avere».

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L’appello alla politica

Prosegue Jurinovich: «Sono passati 6 anni dalle morti del pallavolista Bovolenta e del calciatore Morosini, sempre per arresto cardiaco, due drammatici eventi che hanno portato all’introduzione della dotazione obbligatoria dei defibrillatori semiautomatici (Dae) per le società sportive ma l’opinione pubblica è ancora scarsamente informata sull’imprescindibile utilità dello strumento; mai infatti è stata realizzata una massiccia campagna informativa per far conoscere l’impressionante incidenza del “cecchino invisibile” sulla popolazione (60mila morti l’anno) e sui metodi efficaci per contrastarlo. E il decreto Balduzzi (pubblicato sulla Gazzetta ufficiale nel luglio 2013) ha subìto ben 4 rinvii, disposti dal Ministro Lorenzin su pressioni del presidente del Coni Malagò, rinvii costati la vita a decina di atleti che non hanno potuto contare su una fondamentale ancora di salvezza. I dati raccolti da Progetto Vita Piacenza parlano chiaro: 9 persone su 10 colpite da un arresto cardiaco in un impianto dotato di deribrillatore sono sopravvissute; anche il dato raccolto da Areu Lombardia nello studio Survey conferma l’88% di sopravvivenza negli impianti dotati di Dae. E se il defibrillatore salva la vita dentro gli impianti sportivi perchè non dovrebbe farlo fuori al di fuori?».

Astori era impegnato in iniziative per sensibilizzare sull’utilizzo del defibrillatore: