Nunzia Versaci al traguardo del secolo, dalla campagna di Santa Lina a Solbiate Olona

100 anni, festa

Da Galati Mamertino a Solbiate Olona

Mezzo secolo nell’amata Sicilia, tra mandorli, fichi e oliveti e mezzo secolo a ricordare il sole, il mare e l’aria della sua terra mai abbandonata, nella nuova vita a Solbiate Olona. Sono i 100 anni di Nunzia Versaci, celebrati domenica con una grande riunione di famiglia dai sapori della festa di paese, alla quale non ha voluto mancare il sindaco Luigi Melis, con l’omaggio del Comune alla sua cittadina più longeva. Al suo fianco la figlia Maria, che l’ha accudita in questi anni della vecchiaia, e gli altri figli Salvatore, Nicolò Antonino e Anna, i nipoti Nadia, Alessandro, Davide, Marco, Andrea, Daniela, Letizia e Cristina, i pronipoti Alessio, William, Gaia, Ambra, Clarissa, Margherita ed Edoardo in una discendenza che corre ormai nelle strade d’Italia, ma che ha la sua origine là dove cielo e mare s’incontrano a metà, nel calore generoso di una campagna mai arida: Gàlati Mamertino, provincia di Messina. E’ qui, nel borgo storico che scruta le onde da lontano, affrancandosi alle certezze della terra che è nata nonna Nunzia, il 25 marzo 1918.

Negli anni ’70 l’addio alla Sicilia

Una guerra scacciata venendo al mondo, un’altra vissuta nel pieno della giovinezza. E poi i figli, partiti verso il nord a cercare fortuna e la scelta, negli anni ‘70, di raggiungerli, con l’approdo a Solbiate insieme al marito Giuseppe Di Marco. Una nuova vita, una terra diversa, il mare lontano, l’aria cambiata. Eppure qui non sono soli: ben presto in paese la comunità di galatesi cresce e si consolida. E non a caso domenica nel cortile di vicolo Terzaghi a Solbiello sembrava di essere nell’assolata piazzetta di un borgo siciliano. «Nella sua vita ha sempre fatto la moglie e la mamma – raccontano le figlie – badando alla casa e lavorando l’amata campagna di Santa Lina dove coltivava mandorle, fichi e olive. Anche quando si è trasferita a Solbiate il legame con la sua terra è rimasto sempre forte, tornava giù un mese all’anno, la sua casa di Gàlati c’è ancora ed è per tutti noi il simbolo di un’appartenenza».

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Donna di fede e custode delle tradizioni

Donna di grande fede – «Non ha mai perso messa, corona del Rosario sempre in tasca e tanto pregare per tutti» – ha sempre avuto un carattere generoso e mai ostile: «Ha sempre salutato tutti, anche chi non la salutava perché dice che ‘il saluto lo ha lasciato Dio e non sta a noi toglierlo’. Mai invidiosa, senza rancori». Per anni ha custodito le tradizioni più autentiche della quotidianità, come la pasta fatta in casa: la Pignolata, i Maccheroni fatti a mano, le Cuspedde rigorosamente con le sarde, un’arte che brilla ancora negli occhi di figli e nipoti. «Diceva sempre che non voleva arrivare a 100 anni… ma il destino la pensava diversamente».