A 107 anni da quella sconvolgente tragedia, il Titanic, con il suo mistero e le sue migliaia di vite e di storie intrecciate continua a appassionare e affascinare. Sulla nave “dei sogni” si trovavano anche tanti italiani: oltre al caravaggino Ugo Banfi, lo storico e scrittore Claudio Bossi identifica due italiani.

Titanic: l’affascinante retroscena

Era la notte tra il 14 e il 15 aprile 1912 quando il transatlantico Titanic, dopo aver urtato un iceberg, passò alla storia, diventando una delle tragedie più significative mai riscontrate.
Molti autori, anche italiani, si sono cimentati nella scrittura di diverse versioni, tutte plausibili, sulla vicenda che è rimasta impressa indelebilmente nell’immaginario collettivo e che verrà ricordata come il più grande naufragio marittimo. Tra gli autori italiani su tutti spicca il nome dello scrittore e storico gallaratese Claudio Bossi, riconosciuto come uno dei massimi esperti riguardo tutta la storia del celebre piroscafo. A dare la notizia è il Giornale di Treviglio.

Claudio Bossi: una vera e propria vocazione per il Titanic

“Titanic – Storia, leggende e superstizioni sul tragico primo e ultimo viaggi del gigante dei mari”, “Gli enigmi del Titanic”, “Io e il Titanic” sono solo alcuni dei volumi scritti da Bossi, che aveva già attestato la presenza di 38 nostri connazionali sulla nave. La maggior parte di essi faceva parte del personale del ristorante di bordo, solo 8 erano passeggeri.
Dal 1985 l’autore si adopera per indagare e ricostruire gli avvenimenti di quella notte disastrosa con attenzione particolare alle storie degli italiani, passeggeri e non, che erano a bordo dell’imbarcazione della compagnia inglese White Star Line.

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Ecco le dichiarazioni di Bossi:

“Non lo sapremo mai con esattezza quanti fossero gli italiani imbarcati Non sapremo nemmeno con sicurezza quante persone fossero imbarcate e quante siano state le vittime. In ogni caso le mie ricerche fissano i morti italiani tra i Paesi con il maggior numero scomparsi. Gli italiani erano considerati il personale di ristorazione più affidabile. Potrebbero esserci stati altri italiani in terza classe, quella in cui si imbarcavano gli emigranti, ma non sempre le registrazioni dei passeggeri di terza classe erano corrette e complete, e poi spesso gli italiani venivano mescolati con i francesi”.

“Sono partito dal presupposto che c’era da ritenere che alcuni camerieri italiani fossero stati trasferiti all’ultimo momento dalla nave gemella Olympic al Titanic, senza che il loro nome venisse registrato – spiega lo scrittore gallaratese -. All’emeroteca vicino a casa ho ripreso in mano i quotidiani dell’epoca e sono andato a rileggermi le scarne informazioni. Poi le vicende della vita sono imprevedibili: un incontro fortunato con la persona giusta, uno scambio di informazioni e il gioco era fatto”.

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