Aveva mobilitato il paese per Amatrice, muore a 40 anni

Arresto cardiaco inesorabile

Se n’è andata in un attimo tra le braccia del marito, volando via con la stessa leggerezza di una vita affrontata con generosità spontanea, rapporti sinceri e umanità vera. Il cuore solare di Francesca Stramazza – donna di Amatrice al nord per amore, ma profondamente legata alla sua terra – si è fermato all’improvviso nella notte di mercoledì, nella casa in cui viveva insieme al marito Giorgio Ghidotti, sposato nell’estate 2016 dopo anni di un legame a distanza che il tempo aveva reso indissolubile. A portarla via un arresto cardiaco inesorabile, dal quale non è stato possibile riprenderla, nonostante i soccorsi subito chiamati e gli sforzi estremi dei medici in ospedale. Ma Francesca ormai non c’era più. Nella serata di martedì il malessere, le mancava il respiro, sudava freddo. Il marito ha bussato alla porta dell’amica e vicina di casa Silvia Caldiroli, come tante altre volte per piccole necessità reciproche: hanno subito chiamato i soccorsi, arrivati quando la giovane donna aveva nel frattempo avuto lun primo arresto cardiaco, perdendo coscienza. Lunghi i tentativi e le operazioni sul posto per rianimarla, poi il trasferimento all’ospedale di Legnano, senza segnali di ripresa e con il cuore che si ferma ancora in ambulanza. I medici hanno provato in tutti i modi a riprendere quella vita che però era già fuggita e lontana, troppo perché ogni sforzo non fosse vano.

Era il tramite con le popolazioni colpite dal terremoto

Nel silenzio della morte, con l’alba la notizia ha svegliato un paese incredulo e attonito. Francesca Stramazza era stata nel 2016 il tramite naturale con le popolazioni colpite dal terremoto, a favore delle quali grazie alla mobilitazione della Pro loco, guidata dall’amica Silvia Caldiroli, in molti erano stati coinvolti nelle donazioni, avviando quel rapporto a distanza con il centro Italia in ginocchio che ancora oggi continua, con raccolta di materiale e di aiuti e periodiche spedizioni. Un filo diretto di solidarietà che proprio la giovane donna originaria di Bagnolo, paesino vicino ad Amatrice, aveva costruito e incoraggiato, spendendosi in prima persona, affinché la sua gente grazie a lei – che con nostalgia quotidiana la pensava da lontano – trovasse sollievo e mani tese.

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L’ultimo viaggio verso Amatrice

Oggi tutto questo rimane: la forza della generosità, l’amore per la sua terra, del quale tanti sono stati contagiati, il suo desiderio di farvi ritorno. Ed è lì che il marito le darà sepoltura, accanto ai genitori persi lungo il cammino, a poca distanza dalla sua casa ancora oggi «inagibile» dopo il terremoto, nel respiro dolce e mai frenetico della sua gente, gioviale, simpatica e carica di umanità. Come lei. I funerali lunedì alle 15 nella chiesa di San Lorenzo, martedì l’ultimo viaggio verso Amatrice.