A Cairate la nuova piazza Bertani è ostaggio della Sovrintendenza

Soprintendenza, piazza

Quattro anni di attesa e progetti e ancora tutto fermo

Piazza Bertani è ancora ostaggio della Sovrintendenza delle Belle Arti. Il via libera ai lavori per realizzare il progetto, dopo quattro anni di attesa dei necessari permessi, è durato il tempo delle prime operazioni di consolidamento della struttura esistente, storica ma pericolante: al punto che, come previsto fin dall’inizio dai tecnici che hanno poi dovuto sottostare ai vincoli della Sovrintendenza, la cascina è implosa, crollando per la quasi totalità. E adesso, tutto da rifare? Forse. Anche se l’auspicio dell’amministrazione comunale è invece che dalle Belle Arti arrivi celere, per una volta, l’autorizzazione a proseguire nel progetto, anche perché si tratta di un appalto già espletato e affidato alla ditta che da tre settimane è ferma. Perché dopo il crollo e l’immediata denuncia alla Soprintendenza dell’accaduto, a Cairate non sono ancora arrivati segnali su come procedere.

La cascina è implosa come previsto

«La cascina è implosa non appena sono iniziate le operazioni di consolidamento – spiega il sindaco Paolo Mazzucchelli – non per negligenza dell’impresa ma per naturale collasso di un edificio già pericolante. E’ successo ciò che il Comune aveva sempre sostenuto, pur adeguandosi alla direttiva imposta dalla Sovrintendenza sul bene vincolato, ovvero che dovesse essere conservato, ristrutturato e consolidato. Indicazione alla quale ci siamo attenuti fedelmente». Con il risultato però di vedere oggi tutto ancora bloccato,con l’impresa che ha lasciato sul posto anche le macerie della parte vincolata crollata, in attesa di un nuovo parere sul da farsi e di una eventuale ricostruzione dell’originario.

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Il sindaco Mazzucchelli ora pretende tempi rapidi

«Ci sono voluti 4 anni per far partire i lavori – ricorda Mazzucchelli – e il progetto è stato rivisto ben 4 volte nel rispetto di altrettante indicazioni della Soprintendenza, stanziando anche risorse supplettive. Per arrivare all’esito che avevamo già previsto 4 anni fa. Ma abbiamo agito sottostando ai tempi lunghi e alle direttive delle Belle Arti con senso di responsabilità e di rispetto delle istituzioni che abbiamo l’onore di rappresentare. Ora però nel rispetto dei cittadini che aspettano l’opera da 4 anni e dell’impresa che ha vinto l’appalto e che si ritrova adesso impossibilitata a lavorare, spero che per una volta i tempi della burocrazia corrispondano alla vita reale». Anche se dopo tre settimane di telefonate e solleciti ancora tutto tace. Mazzucchelli ne fa un problema di sistema: «La salvaguardia del patrimonio è indispensabile ma servono organico e risorse. Oggi in Lombardia ci sono 7 funzionari che operano sull’intero territorio, è chiaro che così si ferma tutto. Certo che se anche dopo aver espletato una gara di appalto non abbiamo tempi certi diventa vergognoso per il sistema stesso e irrispettoso nei confronti della gente che lavora».

 

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