Agente sequestrato da detenuti in carcere a Bollate: Donato Capece, segretario generale del SAPPE, denuncia come siano aumentati gli episodi violenti all’interno delle carceri italiane.

Agente sequestrato da detenuti in carcere a Bollate

Ieri sera, domenica 3 febbraio, un poliziotto in servizio nel carcere di Bollate è stato sequestrato da due detenuti che avevano lo scopo di uccidere un terzo carcerato. Fortunatamente, grazie all’intervento dei colleghi del sequestrato e degli ispettori di Polizia Penitenziaria, l’uomo è uscito illeso. A denunciate il fatto è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE. Non è un caso isolato questo. Infatti è solo uno di una lunga catena interminabile di violenza nel carcere di Bollate dove il personale della Polizia Penitenziaria è al centro dell’irresponsabile sfrontatezza alle regole da parte di alcuni detenuti.

I fatti raccontati da Matteo Savino, vice segretario regionale SAPPE per la Lombardia

“Ieri sera due detenuti del Reparto isolamento del carcere di Bollate hanno prima puntato alla gola una lametta e una forbice al poliziotto in servizio nel Reparto e lo hanno poi imbavagliato, legato e chiuso in una cella con lo scopo era di ammazzare un altro detenuto. Prontamente intervenivano altri colleghi ed Ispettori di Polizia Penitenziaria di supporto che riuscivano ad allontanare i detenuti ed a liberare il collega. Solo con l’esperienza e la professionalità del personale di Polizia penitenziaria presente e quello accorso in supporto  si è evitato che il poliziotto sequestrato, addetto al reparto detentivo, uscisse indenne da tale vile tentata aggressione”.

 

La denuncia del segretario generale SAPPE Donato Capece

“Quel che è accaduto a Bollate, carcere a trattamento avanzatissimo a tutto discapito della sicurezza interna, è gravissimo.  La situazione si è notevolmente aggravata rispetto al 2017”. “I numeri riferiti agli eventi critici avvenuti tra le sbarre delle carceri italiane nell’intero anno 2018 sono inquietanti: 10.423  atti di autolesionismo (rispetto a quelli dell’anno 2017, già numerosi: 9.510), 1.198 tentati suicidi sventato in tempo dalle donne e dagli uomini della Polizia Penitenziaria (nel 2017 furono 1.135), 7.784 colluttazioni (che erano state 7.446 l’anno prima). Alto anche il numero dei ferimenti, 1.159 ferimenti, e dei tentati omicidi in carcere, che nel 2018 sono stati 5 e nel 2017 furono 2. La cosa grave è che questi numeri si sono concretizzati proprio quando sempre più carceri hanno introdotto la vigilanza dinamica ed il regime penitenziario ‘aperto’, ossia con i detenuti più ore al giorno liberi di girare per le Sezioni detentive con controlli sporadici ed occasionali della Polizia Penitenziaria”.

Alcuni numeri legati ad eventi critici

“E’ significativo che a mettere in atto molti eventi critici sono stati ristretti stranieri, che oggi nelle carceri italiane sono più di 20mila. I ferimenti commessi da stranieri sono stati 624 (551 quelli degli italiani), le colluttazioni 4.142 (3.304 quelle dei connazionali detenuti), 587 i tentati suicidi (557 quelli messi in atto da italiani) e ben 5.708 gli atti di autolesionismo (che sono stati 3.802 per gli italiani). Lasciare le celle aperte più di 8 ore al giorno senza far fare nulla ai detenuti – lavorare, studiare, essere impegnati in una qualsiasi attività – è controproducente perché lascia i detenuti nell’apatia: non riconoscerlo vuol dire essere demagoghi ed ipocriti”.

Netta è la denuncia del SAPPE

“Da tempo il SAPPE denuncia, inascoltato, che la sicurezza interna delle carceri è stata annientata da provvedimenti scellerati come la vigilanza dinamica e il regime aperto, l’aver tolto le sentinelle della Polizia Penitenziaria di sorveglianza dalle mura di cinta delle carceri, la mancanza di personale – visto che le nuove assunzioni non compensano il personale che va in pensione e che è dispensato dal servizio per infermità -, il mancato finanziamento per i servizi anti intrusione e anti scavalcamento. La realtà è che sono state smantellate le politiche di sicurezza delle carceri preferendo una vigilanza dinamica e il regime penitenziario aperto, con detenuti fuori dalle celle per almeno 8 ore al giorno con controlli sporadici e occasionali, con detenuti di 25 anni che incomprensibilmente continuano a stare ristretti in carceri minorili. Mancano Agenti di Polizia Penitenziaria e se non accadono più tragedie più tragedie di quel che già avvengono è solamente grazie agli eroici poliziotti penitenziari, a cui va il nostro ringraziamento. Per questo nelle carceri c’è ancora tanto da fare, ma senza abbassare l’asticella della sicurezza e della vigilanza, senza le quali ogni attività trattamentale è fine a se stessa e, dunque, non organica a realizzare un percorso di vera rieducazione del reo. Ed è grave che il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria guidato da Francesco Basentini non sia in grado di fermale questa spirale di violenza contro i poliziotti penitenziari!”.