La Gdf di Milano e Busto ha arrestato l’eurodeputata Lara Comi, l’ad dei supermercati Tigros Paolo Orrigoni ( entrambi ai domiciliari) e il dg di Afol Metropolitana Giuseppe Zingale ( in carcere).

Arrestata Lara Comi

Ai domiciliari l’ex parlamentare di Forza Italia, Lara Comi, e l’imprenditore Paolo Orrigoni, titolare della catena di supermercati Tigros ed ex candidato leghista a sindaco di Varese. In carcere Giuseppe Zingale, ex direttore dell’Agenzia per il lavoro Afol. Inchiesta “Mensa dei poveri”.

Si era dimessa da Strasburgo in primavera

Accusata di finanziamento illecito ai partiti, la forzista di Saronno a giugno aveva deciso di rinunciare al ruolo da eurodeputata

 “Cara Lara, prendo atto con profondo rispetto della tua scelta di rinunciare a rimanere nel Parlamento Europeo, nonostante il tuo ottimo risultato elettorale, conquistato in una situazione difficile”, scriveva il Presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, in una lettera a giugno.

Comi accusata di corruzione  e finanziamento illecito

All’ ex eurodeputata azzurra contestati cinque capi di imputazione. E’ accusata di finanziamento illecito, corruzione e truffa aggravata proprio a danni del parlamento Europeo.

Nell’ordinanza si parla di “peculiare abilità che l’indagata ha mostrato di aver acquisito nello sfruttare al meglio la sua rete di conoscenze al fine di trarre dal ruolo pubblico di cui era investita per espressione della volontà popolare il massimo vantaggio in termini economici e di ampliamento della propria sfera di visibilità”.

Inchiesta Mensa dei poveri

Poche ore fa i militari della Guardia di Finanza di Milano e Varese hanno notificato ai tre – già coinvolti nel primo filone dell’inchiesta “Mensa dei poveri”, per il quale sono state chiuse le indagini per 71 indagati (e all’arresto anche di Nino Caianiello di Forza Italia) – un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Raffaella Mascarino e chiesta dai pm Silvia Bonardi, Luigi Furno e Adriano Scudieri per corruzione e finanziamento illecito e truffa.

Ben 95 indagati, 43 misure cautelari, 12 delle quali in carcere. Questo era stato l’esito della maxi operazione “Mensa dei poveri” partita all’alba di martedì 7 maggio 2019 dalla Lombardia e ramificatasi anche in altre regioni. Nei guai anche diversi politici. Le accuse: associazione per delinquere aggravata dall’aver favorito un’associazione di tipo mafioso e finalizzata al compimento di plurimi delitti di corruzione, finanziamento illecito ai partiti politici, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, false fatturazione per operazioni inesistenti, auto riciclaggio e abusi d’ufficio.

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Il Tribunale del riesame di Milano ad agosto ha scarcerato e disposto i domiciliari per Pietro Tatarella coinvolto nell’inchiesta. Il candidato di Forza Italia alle Europee e consigliere comunale a Milano era finito sotto la lente dei magistrati insieme a un altro collega di partito molto noto, Fabio Altitonante sottosegretario e consigliere in Regione.

Prima tranche: finanziamento illecito

A Comi sono contestati tre diversi tipi di reati. La prima tranche d’indagine riguarda 31mila euro ricevuti dalla sua società, la Premium Consulting Srl con sede a Pietra Ligure (Savona), per finanziare la sua campagna elettorale in vista delle elezioni europee del 26 maggio 2019. Un finanziamento illecito pagato secondo gli inquirenti in due tranches dal presidente di Confindustria Lombardia, il bresciano Marco Bonometti, indagato per una consulenza sotto forma di acquisto di una tesi di laurea (in realtà liberamente reperibile e scaricabile dal Web e discussa da uno studente dell’università Luiss di Roma nel 2014) e destinati all’europarlamentare di Forza Italia.

Seconda tranche: Afol metropolitana

Afol metropolitana è l’Agenzia formazione e lavoro che gestisce nell’ex Provincia di Milano per esempio i centri per l’impiego. Il suo ex direttore generale Giuseppe Zingale (si è dimesso ieri, mercoledì 13 novembre 2019 e arrestato anche lui stamane) avrebbe beneficiato di un indebito pagamento direttamente dalla società della Comi, la Premium consulting, per una consulenza.

Terza tranche: il Parlamento europeo

Comi è infine accusata d’aver truffato l’assise di Strasburgo. Un terzo dello stipendio del suo ex addetto stampa Andrea Aliverti (portato da mille e tremila euro al mese e rimborsato dal Parlamento europeo) in sostanza tornava secondo gli investigatori nelle tasche dell’eurodeputata, che nel suo staff aveva pure arruolato il discusso Nino Caianiello, ex coordinatore provinciale di Fi, ritenuto la mente proprio del giro di mazzette al quale è stata applicata l’etichetta “Mensa dei poveri”.