Aspirante jihadista di Arese, confermata la condanna a 4 anni di reclusione per «partecipazione all’organizzazione terroristica sovranazionale denominata Stato Islamico.

Aspirante jihadista, confermata la condanna

E’ stata confermata la condanna a 4 anni per il 30enne marocchino Nadir Benchorfi. Ribadita la condanna inflitta  nel febbraio del 2018, al 30enne marocchino. Infatti Benchorfi era stato fermato nel dicembre 2016. Si sarebbe detto disponibile a compiere un attentato per lo Stato islamico nel centro commerciale di Arese, dove lavorava.

Secondo il pm di Milano Enrico PavoneNadir Benchorfi, 30enne marocchino sarebbe stato il “perfetto lupo solitario” a disposizione dell’Isis. Per questo aveva chiesto 8 anni per terrorismo internazionale e l’espulsione dal territorio italiano una volta espiata la sua pena in carcere.

Arrestato nel dicembre 2018

L’uomo, che lavorava al centro commerciale di Arese, era stato arrestato nel dicembre 2018 nel capoluogo lombardo. Benchorfi sarebbe riuscito ad aver econtatti, attraverso Telegram e altre chat on line, con tale Meslama, “uomo che fa parte dello Stato Islamico e che quasi sicuramente si trova in Siria” – aveva affermato il Magistrato nel corso della sua requisitoria. In queste conversazioni il marocchino avrebbe espresso la propria volontà “di colpire nei centri commerciali dove lavorava”. Certo è impossibile dire se l’uomo fosse davvero intenzionato a compiere un attentato. “Non possiamo dire con certezza che Bernchorfi avrebbe compiuto un attentato in Italia – aveva aggiunto il pm – ma non possiamo neppure escluderlo”.

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Secondo il suo avvocato solo un “mitomane”

Infine secondo il suo avvocato, Francesco Laganà, Berchorfi più che un terrorista sarebbe un “mitomane”. Avrebbe dovrebbe essere assolto in quanto non è emersa nessuna traccia dalle indagini degli inquirenti “della sua disponibilità di compiere attentati in Italia”.

Ora è arrivato il verdetto della Suprema Corte, che ha ritenuto inammissibile il ricorso presentato dai legali di Benchorfi e basato sulla presunta “assenza di prova circa l’esistenza di un contatto operativo reale” tra il 33enne e “l’associazione terroristica”.

Aspirante jihadista, confermata la condanna a 4 anni