Bancarotta fraudolenta: nove persone sono coinvolte nell’operazione della Guardia di Finanza di Busto Arsizio che, nell’ambito dell’operazione “Plastic free”, ha eseguito un’ordinanza di misure cautelari personali del G.I.P. del Tribunale di Busto Arsizio. In particolare è stato arrestato Aldo Taddeo,  ex presidente del Varese calcio.

Bancarotta fraudolenta: nove persone nei guai

I tre destinatari dell’ordinanza di misure cautelari (un arrestato in carcere, Taddeo, una donna ai domiciliari e un terzo con obbligo di dimora) insieme ad altri sei indagati, sono ritenuti responsabili di bancarotta fraudolenta per provocato dissesto di tre imprese varesine operanti nel settore della progettazione, costruzione e commercializzazione di macchinari industriali per la lavorazione di materie plastiche, per un passivo fallimentare di circa otto milioni di euro.

Bancarotta fraudolenta: l’indagine

L’indagine, avviata lo scorso luglio, è nata in seguito alla dichiarazione di fallimento di due storiche imprese, una di Busto Arsizio e l’altra di Samarate, ed ha consentito di scoprire che gli indagati, hanno posto in essere una serie continuativa di distrazioni e di trasferimenti di risorse infra-gruppo che hanno comportato la dissipazione e la dispersione di importanti risorse finanziarie – trasferite per lo più sui conti correnti esteri – con conseguente depauperamento patrimoniale, economico e finanziario delle tre società italiane “cannibalizzate” e condotte dolosamente al fallimento. I responsabili utilizzavano come “capo-gruppo” e come “cassaforte” finanziaria una società slovacca con sede a Bratislava, riconducibile all’indagato principale (un cinquantunenne varesino che, a partire dal 2015 aveva rilevato, in sequenza, le quote di maggioranza delle tre società italiane, sino ad assumerne il controllo totalitario prima di avviarle al fallimento). Il modus operandi per “svuotare” le società italiane dei loro patrimoni è consistito in una pluralità di affitti e/o cessioni di rami aziendali che hanno interessato le imprese fallite, con particolare riguardo all’uso dei relativi marchi e dei disegni tecnici, accompagnati dalla distrazione di risorse finanziarie delle società per il pagamento di ingenti spese personali dell’indagato principale, necessarie al mantenimento del suo elevato tenore di vita.

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Due società già fallite

Gli indagati consapevoli di frodare i soci di minoranza, i lavoratori dipendenti e i creditori avevano già fatto fallire due delle tre società italiane controllate, raggiungendo un passivo fallimentare complessivo di circa otto milioni di euro. Anche la terza società è sull’orlo del fallimento dal momento che i dipendenti da mesi non ricevono più né gli stipendi né il versamento dei relativi contributi previdenziali e assicurativi. Con riferimento a quest’ultima, ubicata in Castellanza, i finanzieri stanno  procedendo al sequestro preventivo dell’intero complesso aziendale (compresi i macchinari e le merci) e del 70% delle quote del suo capitale sociale e di quello di altra società con sede a Milano.

In corso 15 perquisizioni

Sono in corso, inoltre, 15 perquisizioni delegate dalla Procura della Repubblica di Busto Arsizio finalizzate a ricercare ulteriori fonti di prova dei reati commessi dai nove indagati. In totale sono impiegati oltre 50 militari delle Compagnie di Busto Arsizio, Gallarate, Saronno e Padova nonché del settimo Nucleo Operativo Metropolitano di Roma, che stanno operando, in collaborazione con i finanzieri della Sezione di Polizia Giudiziaria della predetta Procura, nelle province di Varese, Milano, Lecco, Novara, Vercelli, Padova e Roma. L’operazione di servizio odierna costituisce un’ulteriore testimonianza del costante impegno delle Fiamme Gialle nel contrasto dell’illegalità nel sistema economico-finanziario a tutela delle imprese e dei professionisti onesti che operano nella piena e consapevole osservanza delle leggi.

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