Cazzaniga ottiene i domiciliari dopo tre anni di carcere: la Corte d’Assise del Tribunale di Busto Arsizio ha accolto la richiesta di custodia cautelare ai domiciliari per l’ex viceprimario del pronto soccorso di Saronno, presentata dai suoi avvocati Ennio Buffoli e Andrea Pezzangora, del Foro di Brescia, la scorsa settimana.  Il medico è accusato di 12 morti in corsia e di due tra i famigliari dell’ex compagna e infermiera Laura Taroni.

Cazzaniga ottiene i domiciliari

Niente carcere ma pena agli arresti domiciliari con un braccialetto elettronico. Si è ormai alle ultime battute del processo al Tribunale di Busto Arsizio che punta a far luce sulle morti sospette all’Ospedale di Saronno causate secondo l’accusa dal “Protocollo Cazzaniga”, un cocktail di farmaci somministrato dall’ex vice primario del Pronto Soccorso Leonardo Cazzaniga a suo dire per “lenire le sofferenze di pazienti prossimi al decesso”. La difesa dell’ex medico ha chiesto, e poi ottenuto, quindi che per lui si aprano, in uscita, le porte del carcere dove è detenuto da tre anni, e di fargli scontare la pena a casa. Questo perchè non vi sarebbe il rischio di reiterazione del reato dal momento che Cazzaniga nel 2016 (anno dell’arresto) era già stato trasferito lontano dai pazienti e affidato a incarichi amministrativi, e che dopo le manette era stato radiato dall’Albo dei Medici. Una condanna ben diversa rispetto quella di 30 anni di carcere comminata all’ex compagna Laura Taroni, infermiera nello stesso ospedale e ritenuta responsabile delle morti della madre e del marito.

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