Lo scorso aprile era stato arrestato un narcotrafficante comasco latitante da 22 anni. Dopo anni di indagini i Carabinieri di Como lo avevano individuato in Marocco e l’uomo era stato arrestato dalla gendarmeria locale. Ieri sera è arrivato all’aeroporto di Fiumicino scortato dalle Forze dell’ordine. Nei mesi precedenti, subito dopo l’arresto, era stato in carcere in Marocco, ora si trova invece Rebibbia.

Estradizione dal Marocco per un narcotrafficante comasco

Il latitante Angelo Filippini, 74enne, è rientrato in Italia, nella tarda serata di ieri, scortato da personale dello SCIP – Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia del Dipartimento della Pubblica Sicurezza. Era stato arrestato nell’aprile scorso dopo una latitanza di ben 22 anni. Rintracciato a Temara, una cittadina della costa marocchina a pochi chilometri dalla capitale Rabat, dai Carabinieri del Reparto Operativo – Nucleo Investigativo di Como dopo una lunga attività d’indagine.

Si era reso irreperibile dal 1996 ed era latitante da 22 anni. La ricerca dell’uomo ha impegnato il personale del Reparto Operativo di Como nell’analisi ed attualizzazione degli ultimi 10 anni dei suoi spostamenti, relazioni interpersonali e commerciali, analisi mediante la quale si sono potute delineare le abitudini di ogni soggetto familiare che è entrato in contatto con il ricercato. In questo modo è stato possibile individuarne le modalità esclusive di comunicazione finalizzate alla sua localizzazione.

L’intervista

Andrea Torzani, comandate provinciale dei Carabinieri di Como, ha spiegato: “Filippini non si aspettava di essere catturato, è stato colto di sorpresa. Non pensava che dopo 22 ancora qualcuno lo cercasse”.

Il suo ruolo all’interno della ‘ndrangheta

Coinvolto nell’operazione “Smirne” e uomo di fiducia dell’organizzazione ‘ndranghetista “Spinella – Ottinà”, operante nel territorio nazionale ed in particolare in Calabria e Lombardia (Como, Fino Mornasco e Rovellasca), deve scontare oltre 11 anni di reclusione per traffico internazionale di droga. Era il riferimento logistico dell’organizzazione criminale e aveva fornito un capannone di una sua proprietà nel Comune di Rovellasca. Lì veniva custodita eroina acquistata da fornitori turchi. Per il suo “aiuto” in cambio aveva ricevuto 30 milioni delle vecchie lire per ogni carico custodito. Lui stesso poi confezionava la droga e la consegnava per metterla in commercio. Si parla di circa 100/200 kg al mese.

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Viveva sotto falso nome

Il Reparto Operativo ha ripreso l’indagine nel 2017 proprio per trovare Filippini. Inizialmente l’operazione era partita da Seminara (RC), un centro della piana di Gioia Tauro, zona di influenza della cosca mafiosa “Santaiti” alla quale erano vicini anche gli “Spinella – Ottinà”. L’uomo è poi stato individuato in Marocco, dove viveva sotto falso nome, mantenendo comunque i contatti con l’Italia e la famiglia. Si occupava di intermediazione nel settore immobiliare ed edile marocchino. Al momento dell’arresto era in possesso dei documenti contraffatti: un passaporto rilasciato delle autorità Bulgare sotto falso nome. La mutilazione del dito medio della mano sinistra ha però permesso di capire che si trattava di Filippini che di certo non si aspettava di essere scoperto. A quel punto c’è stato il fermo e poi la convalida dell’arresto.