Foto in divisa nazista: il capo della Polizia locale è stato rinviato a giudizio.

Capo della Polizia rinviato a giudizio

È stato rinviato a giudizio dal gip di Monza per apologia del fascismo Giorgio Piacentini, comandante della Polizia locale di Biassono, che nel gennaio dello scorso anno aveva pubblicato su Facebook una fotografia con indosso una divisa storica delle Ss. Piacentini aveva anche commentato l’immagine: «Basterebbe una compagnia di queste per sistemare alcune cose». Piacentini per anni è stato comandante del comando unico di Marcallo-Mesero.

Apologia del fascismo

E’ l’accusa mossa contro il capo dei Vigili urbani, Giorgio Piacentini, 56 anni, che ieri, martedì 6 novembre, è stato chiamato a difendersi in aula nell’udienza preliminare davanti al giudice del Tribunale di Monza, Patrizia Gallucci. La Procura ha infatti chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio del capo dei vigili per il post pubblicato su Facebook il 6 gennaio 2017.   Piacentini aveva pubblicato su Facebook una sua foto in divisa da militare nazista delle SS accompagnata dal commento “Basterebbe una compagnia di questi per sistemare alcune cose, adesso propongo al sindaco di adottarla”.

Le scuse del comandante

Era esplosa una polemica: Il comandante si era più volte scusato affermando di non essere nazista, bensì di partecipare a “rievocazioni storiche” e di aver “postato ingenuamente l’immagine senza pensare a possibili conseguenze, come spesso pubblico foto di rievocazioni storiche a cui partecipo con un gruppo di appassionati”. Ma era stato comunque degradato ad agente semplice e poi reintegrato nelle sue piene funzioni dal sindaco di Biassono Luciano Casiraghi (Lega). Il sindaco aveva infatti deciso di ridargli fiducia perché «tutti possono sbagliare nella vita e a tutti è giusto riconoscere una seconda possibilità» aveva dichiarato al momento del rinnovo dell’incarico.

Per la Procura è apologia

Secondo la Procura il comandante della Polizia locale biassonese avrebbe commesso apologia del fascismo, reato per cui è prevista una pena che va da 6 mesi a 5 anni. Un reato previsto dalla legge Scelba, approvata nel 1952, che recita: «È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista». La legge non si limita a punire soltanto la riorganizzazione ma anche tutti quei comportamenti che esaltano il fascismo. Sono previste infatti sanzioni per chi «promuova oppure organizzi sotto qualsiasi forma, la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista». Punisce inoltre chiunque «pubblicamente esalti esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche».

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Prossima udienza il 7 febbraio

Il comandante, come ha spiegato all’Ansa il suo legale difensore Carloalberto Pirro, “ha scelto il dibattimento per dimostrare la sua assoluta distanza da qualsivoglia tipologia di fascismo e antifascismo”. Poi ha proseguito: “Abbiamo avviato una copiosa indagine difensiva che, attraverso le testimonianze, farà comprendere come quella frase, riferita a un contesto lavorativo difficile, sia stata strumentalizzata”. La prima udienza del processo è il 7 febbraio prossimo.

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