Quella di lunedì 25 febbraio 2019 è stata una vera e propria esecuzione. Cinque colpi sparati verso un uomo di 63 anni. Sul posto due ambulanze, i carabinieri della compagnia di Corsico e la polizia locale di Rozzano. I soccorritori, però, non hanno potuto far altro che constatare il decesso dell’uomo.

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Ecco chi sono i responsabili

Si sono costituiti ieri, martedì 26 febbraio, gli autori dell’omicidio: sono E. S., 35 anni, già conosciuto alle forze dell’ordine e genero della vittima, e A. M., 26enne di Rozzano. I due si sono presentati alla tenenza di Rozzano accompagnati dal proprio avvocato. A. M. sarebbe il complice alla guida dello scooter da cui E.S. avrebbe sparato i cinque colpi, di cui quattro mortali, per uccidere A. C., 63enne di Napoli tornato a Rozzano da pochi giorni, mentre E. S. sembrerebbe l’autore materiale dell’omicidio.

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Oltre sei ore di interrogatorio

Ieri i due autori dell’omicidio si sono presentati davanti al pm Monia Di Marco e al comandante dei carabinieri di Rozzano Massimiliano Filiberti sostenendo “Siamo noi quelli che cercate”. Poi, sei ore di racconto dove è venuto fuori il movente, ormai già noto in città, e poco altro. “Ho fatto tutto io, lui non c’entra nulla”, ha detto cercando di scagionare (almeno in parte) il 26enne A.M. che era con lui, E.S., 35 anni, il killer di Rozzano che ha sparato cinque colpi verso il suo ex suocero, di cui quattro mortali, al collo e al petto.

La dinamica in breve

Lo ha ucciso in fondo a via Venezia, di fianco al parchetto dove giocano i bambini. C’erano anche i suoi nipoti, lì davanti, quando hanno visto i due avvicinarsi in motorino, chiamarlo per nome e sparargli. Poi sono corsi via, ma già tutti in città sapevano chi era stato ad ammazzare il 63enne, e perché.

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“Dovevo farlo”

“Ha molestato mia figlia, dovevo farlo fuori”, ha detto E.S. per cercare di spiegare il motivo di quell’agguato. Si parla di una storia di abusi avvenuta quest’estate, di cui la figlia, neanche dieci anni, non ne ha parlato subito alla mamma, ex compagna di E.S., ma ha trovato il coraggio solo dopo un paio di mesi. La vergogna, l’imbarazzo, avevano impedito alla piccola di rivelare che il nonno materno si comportava come nessuno avrebbe mai dovuto.

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Il passato del killer di Rozzano

Il giovane era incensurato, al contrario del killer su cui pesano numerosi precedenti, soprattutto per droga e reati contro il patrimonio. Davanti al magistrato ha parlato, senza spavalderia, ma non ha voluto rivelare dove ha fatto sparire la pistola. A rimediarla uno come E.S., con tanti giri e contatti tra Napoli e la periferia di Milano, non ci avrebbe messo molto. Si è fatto giustizia da solo, “ma in carcere ci entra a testa alta”, dicono in molti, prendendo le difese del killer.

“Ha fatto bene”

“Ha fatto bene, ha aspettato anche troppo ad ammazzarlo”, chiacchierano in città. E poi, quella dimostrazione di affetto e di stima, fuori dalla caserma, dopo ore di attesa di interrogatorio e di conferma del fermo. Una dozzina di amici grida il suo nome  e gli fa coraggio. Mentre i carabinieri lo portano via, verso gli anni da passare in carcere, solo applausi per il killer di Rozzano.

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