Nella mattina di giovedì 14 novembre l’ex eurodeputata Lara Comi è stata arrestata con l’accusata di finanziamento illecito, corruzione e truffa aggravata proprio a danni del parlamento Europeo. Oltre all’ex parlamentare di Forza Italia, è finito ai domiciliato anche l’imprenditore Paolo Orrigoni, titolare della catena di supermercati Tigros ed ex candidato leghista a sindaco di Varese. In carcere Giuseppe Zingale, ex direttore dell’Agenzia per il lavoro Afol. Lunedì 18 novembre la Comi spiegherà le sue ragioni nell’interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari.

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Inchiesta tangenti, lunedì Lara Comi interrogata dal gip

Lara Comi spiegherà le sue ragioni lunedì, nel corso dell’interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari Raffaella Mascarino, lo stesso gip che, nelle 130 pagine di ordinanza con cui ha disposto gli arresti domiciliari per l’ex eurodeputata, ne sottolinea la capacità di fare il corso ai diversi collaudati schemi criminosi volti a fornire una parvenza legale al pagamento di tangenti, alla sottrazione fraudolenta di risorse pubbliche e a l’incameramento di finanziamenti illeciti. Corruzione, truffa e finanziamento illecito sono appunto le accuse che la procura muove alla Comi per 10 anni ininterrotti eletta a Strasburgo con Forza Italia fino dallo scorso maggio quando, travolta da l’inchiesta cosiddetta “mensa dei poveri” era finita indagata e senza seggio.

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Comi e Caianiello e la ricerca di finanziamenti

A portare al suo arresto, tra le altre cose, le dichiarazioni di Nino Caianiello, ex uomo forte di Forza Italia a Varese e presunto burattinaio di quel sistema di tangenti e appalti truccati che lo scorso maggio aveva portato a 43 misure cautelari, compresa la sua. Proprio Caianiello dopo che la 36enne era spaventata da una possibile mancata rielezione al Parlamento Europeo, aveva iniziato ad andare spasmodicamente alla ricerca di finanziamenti. Secondo IBM lo fece con mezzi illeciti come quelle presunte consulenze fittizie affidate alla società di cui è titolare per ottenere finanziamenti da drenare poi a Forza Italia. Con questo stratagemma poi lo stesso Caianiello pretendeva una parte dell’incasso di ogni consulenza che aveva messo appunto. La Comi sostiene che teneva tutto per sé, non 1 euro dei soldi che percepiva sarebbero arrivati a Forza Italia. Da qui anche l’escamotage di aumentare lo stipendio a un collaboratore dell’ex eurodeputata in modo da retrocedere una quota al partito. Ai domiciliari con la Comi è finito anche il re dei supermercati Tigros Paolo Orrigonimentre Giuseppe Zingale, ex direttore dell’Agenzia per il lavoro Afol, è finito in cella.

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