Voglio parlare alle donne

«Voglio parlare a quante più donne possibili per alzare il volume della vocina che in tante abbiamo nella testa e che ci dice che accontentarsi, scappare, non ascoltarsi, non accettarsi non sono cose buone e giuste. Sono “minchiate” gigantesche e non è il caso di accorgersene in una stanza d’ospedale, con un cancro».

La scoperta del linfoma di Hodgkin

Inizia così la nostra chiacchiera con Sara, 36 anni, bollatese, una ragazza come tante che il 26 ottobre del 2018, dopo un anno di malesseri sempre più invadenti e debilitanti ha scoperto di essere affetta dal linfoma di Hodgkin, un tumore del sistema linfatico. «Non credo di poter raccontare qui quello che ho provato quando mi è stato detto. Solo questo: ho avuto lividi sulle cosce per settimane, per i pugni che mi sono tirata per sfogare l’esplosione che avevo dentro. o iniziato poi il mio percorso di cure con un ricovero durato tre settimane, la chemio (ne ho fatti diversi cicli, tre tipologie di chemio diverse) e altri farmaci, con tanti tanti esami in mezzo. Oggi, a distanza di un anno, non sono arrivata a trovare la strada giusta per la guarigione. Il mio cancro va via da una parte ma poi rispunta dall’altra. Simpatico compagno di un tratto di vita, non se ne va».

Una donna forte

Una donna, Sara, che nonostante la malattia non si è fermata ma ha proseguito la sua vita normale, la sua attività lavorativa come coordinatrice della scuola di musica MC di Milano, un lavoro che l’appassiona e che «è stato una salvezza. È un ambiente meraviglioso. Spesso con la malattia la prima cosa che si tende a tagliare è il tempo passato a lavorare. Io se non avessi avuto loro non so come avrei potuto superare alcuni momenti».

L’inizio della malattia

Una ragazza forte che ricorda l’inizio della malattia. «Durante il mio primo ricovero ho iniziato a scrivere mail, in piena notte, a un amico che in quel periodo mi ha tenuta stretta alla speranza. La libertà di quelle parole che scivolavano sulla tastiera mi ha aiutata a costruirmi intorno parentesi di serenità e mi ha seminato dentro il bisogno di rimettere insieme i miei mille pezzi a servizio di qualcosa che mi permettesse di rivedermi una. Di rivedermi me.

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Il libro Me inAttesa

Una Me in attesa di rinascere. Mai avrei pensato di riuscire a mettere in gioco certe risorse mai avrei pensato di averle. Bene – prosegue Sara -, da quelle mail scritte in piena notte è nato un libro che si intitola Si intitola “Me inAttesa”».
Un libro che Sara ci racconta di aver scritto ridendo. «Parla di quello che ho vissuto e provato e l’ho scritto ridendo. Giuro. Lo pubblicherò grazie al crowdfunding della casa editrice BookaBook, in due settimane ho raggiunto l’obiettivo di 200 copie in prevendita».
Un libro che parla di lei e di quella scoperta avvenuta a ottobre del 2018 che ha cambiato la sua vita. «Da quel giorno inevitabilmente è cambiato tutto e la mia storia ha preso una piega completamente diversa.
Ho messo fine a una relazione che durava da quattro anni, ho scritto nuove canzoni, incontrato nuovi amici e mi sono innamorata di nuovo.

Un libro scritto per la gente

Nel libro si racconta la mia storia, spaventata, ironica, sincera.
Un libro scritto per la gente. «Ho scritto questo libro per chi si è stancato di raccontarsi bugie. Per chi si è accorto di un suono lontano e stonato nelle orecchie, un ronzio insistente che da la sensazione che ci sia qualcosa che non va. Per chi non ha paura di ascoltare quel suono fino a rendersi conto che si tratta di una vocina che ripete “Ti stai solo accontentando, cogl…”. La verità spesso non è facile da digerire ma si fa molta più fatica a farlo chiusi in una stanza di ospedale».
Sara ha già presentato il suo libro nella sua Bollate, all’associazione culturale Orablù, mentre il prossimo 6 novembre sarà ad Arese allo spazio «Cantiere 40/3» di via Montegrappa 40/3 dove aspetta tutti i lettori di Settegiorni. Chi volesse partecipare può prenotarsi scrivendo a meinattesa@gmail.com.
«Domenica 10 novembre – conclude Sara – , sarò, invece a Milano all’Ostello Bello di via Medici 4».