Lorenzo Schito aveva 14 anni ed è annegato nel Lago Maggiore: intervista a Luca, il papà di Lorenzo Schito di Cerro Maggiore. “Prima di uscire di casa ci ha abbracciati dicendoci che ci voleva bene”. Poi la tragedia: “Si faccia qualcosa affinchè altri genitori non piangano i loro figli”.

Lorenzo Schito annegato a 14 anni, il padre: “Basta morti”

“Prima di uscire di casa ha abbracciato me e mie moglie. Fortissimo, mi faceva quasi male da quanto stringeva. E ci ha detto che ci voleva bene». A parlare è Luca Schito, il papà di Lorenzo, il 14enne annegato nel Lago Maggiore domenica 2 giugno durante un pomeriggio tra amici e al cui funerale ha partecipato una folla commossa con tanto di lancio di palloncini bianchi in cielo.
Nella sua casa è un continuo via vai di amici e parenti. Occhi lucidi, tutti ricordano quel ragazzo come dinamico, con tanta voglia di vivere, di stare in compagnia e sorridere. C’è papà Luca, mamma Maria Antonia, il fratello Maicol, la sorellina Siria e la sorella Jenny, che era con Lorenzo quando è avvenuta la tragedia.
“Quel pomeriggio ci ha abbracciato e detto che ci voleva bene, un gesto inaspettato, poteva dircelo dopo, quando ci saremmo rivisti: invece l’ha fatto prima di uscire, non è più tornato” ricorda il papà. Anche Jenny ricorda quei momenti prima di arrivare ad Arona: “Lory non era mai fermo ma sul treno era strano: stava come immobile seduto sul sedile, mangiandosi le unghie. Non l’avevo mai visto così. Poi quando siamo scesi ha dato un grosso bacio a un’amica”.

Appena arrivati al lago, il tuffo. Poi quel mulinello, nell’arco di 10 metri dalla riva, che ha spezzato la vita del 14enne. Il padre chiede giustizia: “Un cartello di divieto di fare il bagno non salva una vita, occorre che lì ci fosse stata, e ci sia, una presenza fissa che impedisca di entrare in acqua – afferma Luca Schito -. Si potrebbe pensare di mettere la figura di un bagnino che dia l’indicazione di non proseguire o una striscia da non oltrepassare. E’ questa la mia richiesta affinchè altri genitori non debbano piangere altri figli e visto che si sta andando verso la stagione calda in cui la zona del lago sarà molto frequentata. Chiedo questo, io non mi fermo”.
E il padre aggiunge: «Quando li abbiamo chiamati, i soccorsi sono arrivati in barca: ma non si sono tuffati a cercare mio figlio perchè non avevano la maschera. Come è possibile? Mio figlio poteva essere salvato”.
E il ricordo torna a Lory: nato a Legnano, aveva frequentato le scuole a Cerro, poi il Bernocchi di Legnano. Amava il trap (ascoltava Sfera Ebbasta, Fabri Fibra, Gemitaiz), a volte provava a cantare in rima, ogni tanto andava al Parco delle Collinette dove un amico gli insegnava qualche mossa di arti marziali. “Era un leader, un trascinatore – ricorda il papà -. I messaggi dei suoi amici lo dimostrano: ‘Sei speciale’ gli dicevano”. “Era un giocherellone, un coccolone – aggiunge Jenny -, voleva sempre essere abbracciato, prendersi tanti bacini, non stava mai fermo. Era pieno di ragazze, orgoglioso, un grande, faceva a gara a chi prendeva più voti dalle ragazze. Per gli amici si faceva in quattro, non seguiva gli altri ma erano gli altri che seguivano lui”.
La famiglia conclude: “Vogliamo ringraziare tutti quelli che ci sono stati vicini in questo momento difficile”.

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