Continuano le domande ai testimoni e al personale medico che lavorò al fianco del viceprimario all’ospedale di Saronno.

Morti in corsia, un Protocollo conosciuto da tutti

Leonardo Cazzaniga non si faceva remore a parlare del suo Protocollo. Quel cocktail di farmaci che il medico avrebbe somministrato ad almeno una decina di pazienti, portandoli alla morte. E’ quanto ha ribadito venerdì in aula l’infermiera Jessica Piras. “Le cure palliative però sono altre – ha ricordato, mettendo in crisi la tesi difensiva che vedrebbe quello di Cazzaniga come un gesto mosso da “pietas”, un modo per evitare un accanimento terapeutico – E’ necessario il consenso delle famiglie al termine di un percorso. Si usano altri farmaci, con altre quantità e con diverse tempistiche. Quella non era una terapia palliativa”. Protocollo che il medico avrebbe somministrato quindi a pazienti terminali, che riteneva “non più persone, ma solo organismi”. “Con i colleghi del 118 si vantava e diceva: mi hai portato questo catorcio, adesso ci penso io”, ha riferito Piras.

Farmaci nascosti nei pasti per Guerra

Piras ha inoltre parlato dei farmaci che Laura Taroni, l’amante di Cazzaniga già condannata a 30 anni per la morte del marito e della madre, somministrava al primo, Massimo Guerra. Lui prendeva infatti la Metformina, un farmaco contro il diabete di cui non era però affetto. “Mi rispose che Laura gli diceva di prenderli e lui si fidava ciecamente della moglie”, ha dichiarato Piras. Ma non era l’unico farmaco. “Taroni mi raccontò che tritava i farmaci e li mescolava nel caffè e nel pesto. Mi spiegò che lo faceva per tenere a bada il marito”, ha aggiunto l’infermiera.

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Il servizio completo su La Settimana di Saronno di venerdì 20 luglio.

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