L’ex medico del Pronto Soccorso di Saronno accusato di aver ucciso diversi pazienti ha ripreso ieri la parola in aula a Busto Arsizio nel processo per le morti in corsia.

Morti in corsia, “mai provato piacere”

Leonardo Cazzaniga è tornato al microfono per una dichiarazione spontanea. Il medico accusato di aver operato come un “angelo della morte” negli ambulatori del Pronto Soccorso ha preso ieri, lunedì, la parola. L’occasione, stavolta, sono state le parole dell’ex collega Elena Soldavini circa uno dei casi contestati: la morte del 69enne Angelo Lauria, paziente oncologico arrivato in ospedale con un’insufficienza respiratoria. “Volevo chiarire – ha dichiarato – alla Corte e al presidente che non ho mai provato piacere nella morte di un paziente. Anzi, la morte del paziente stesso mi procurava un autentico dolore. In quel periodo ero in terapia da uno psichiatra di Milano, ma l’assunzione di farmaci non ha mai influenzato le mie decisioni di lavoro”. Secondo Cazzaniga, lo stato di salute di Lauria era ben oltre la soglia critica. “Era al Pronto Soccorso con una frequenza respiratoria di 40 atti al minuto. Quindi una grave alterazione che già di per sé avrebbe giustificato il codice rosso, nel contesto di una delicata situazione polmonare che necessitava di cure palliative. Se posso aggiungere un’ultima cosa, da medico, che so perché ho letto il verbale, l’ipotesi di intubare un paziente in queste condizioni non è solo accanimento terapeutico ma anche desiderio di prolungare l’agonia».

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Il servizio completo e l’approfondimento su La Settimana di Saronno di venerdì 12 settembre.