Omicidio Stefania Crotti, l’autopsia sul corpo della ragazza inchioda l’aresina Chiara Alessandri, che così resta in carcere.

Omicidio Stefania Crotti: le motivazioni del Tribunale

“Stefania Crotti era ancora viva quando fu data alle fiamme da Chiara Alessandri”: lo dice il Tribunale del Riesame di Brescia nelle motivazioni con cui ha respinto la richiesta di arresti domiciliari per Chiara Alessandri, la 44enne nata a Rho e vissuta ad Arese fino al 1983.  Nel suo sangue, secondo l’autopsia, c’era “una concentrazione del 15 per cento di carbossiemoglobina (un complesso chimico stabile tra il monossido di carbonio e l’emoglobina nei globuli rossi, causato dall’esposizione a processi di combustione)”. Crotti era stata uccisa a Gorlago, nella bergamasca, lo scorso 17 gennaio, quando Alessandri non avrebbe più accettato la fine della relazione con Stefano Del Bello, tornato insieme alla moglie.

Nuovi dettagli

Ai polsi Stefania aveva anche i segni di una fascetta da elettricista, la stessa con cui Chiara Alessandri l’avrebbe legata per trasportarla fino al campo di Erbusco. Una ricostruzione ancora da confermare e sulla quale stanno lavorando gli inquirenti. Alessandri, intanto, dal carcere continua a respingere l’accusa di distruzione di cadavere asserendo di aver solo trasportato il corpo ma di averlo poi abbandonato nel campo senza appiccare il fuoco.

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Una storia raccapricciante

Una storia raccapricciante che ha segnato le coscienze, anche perché la cosa più assurda è che senza madre ora restano ben quattro bambini: una, la figlia della Crotti, purtroppo non potrà più riabbracciare la sua mamma, ma non vanno dimenticati anche i tre figli dell’omicida.

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