Operazione Miracolo, 18 persone arrestate, tutti italiani, accusate di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di droga. Operavano soprattutto nel quartiere San Siro e a mettere fine alle attività criminali ci ha pensato la Polizia di Stato.

Operazione Miracolo: risiede a Settimo il capo dei narcos

Nella maxi operazione della Squadra Mobile di Milano ci sono finiti anche Domenico Barbaro, 45 anni, residente a Corsico, Massimiliano Cannata, 35 anni di Buccinasco, e Alessandro Di Terlizzi Miracoli, 30enne, anche lui di Buccinasco. I tre, insieme, formavano “il gruppo di Buccinasco”, a cui il capo dei narcos di Milano, Michele Luongo (nato a Manfredonia e residente a Settimo Milanese) aveva provato a rifornirsi. Provato, appunto, perché l’affare che avevano imbastito era saltato e il “gruppo di Buccinasco” era diventato troppo inaffidabile per poter continuare il business.

Diciotto arresti

L’operazione della Squadra Mobile, nominata Miracoli, ha portato all’arresto di diciotto persone, tutti italiani. Oltre a Barbaro, Di Terlizzi, Cannata e Luongo (tutti già reclusi), anche Claudio Berri, Mattia Antonio Bertelli, Andrea Braj, Davide Cannone (autore della sparatoria di via Creta, dove era rimasto ferito, a dicembre dello scorso anno, il 29enne Mattia Bertelli, anche lui arrestato in questa operazione), Claudio Carabellese, Claudio Lo Surdo, Enrico Pietrasanta, Luca Ronzoni (tutti nati a Milano), Domenico Mesiano (di Melito di Porto Salvo, Reggio Calabria), Piero Negro (Galatina, Lecce), Antonio Paglia (Cesano Maderno), Massimo Girardi (Torre del Greco, Napoli), Carmelo Scalzo (Caltagirone, Catania) e Marco Varriale (Napoli).

Le indagini

Il gruppo movimentava chili di droga, prima cocaina poi anche marijuana, attraverso un’associazione ben organizzata, dove ognuno aveva il proprio spazio, diretto e coordinato da Luongo che ricopriva il ruolo di leader, assegnava i compiti e recuperava i soldi dai debitori in caso di bisogno. Lo Surdo e Scalzo organizzavano le piazze di spaccio, le consegne e la riscossione dei soldi. Cannone gestiva lo smercio al dettaglio, Braj e Pietrasanta mettevano a disposizione le proprie abitazioni come deposito per stoccare la droga, a Braj era stato trovato anche un mitragliatore da guerra di fabbricazione russa, con 68 cartucce. Tutti ubbidienti, nessuno poteva permettersi manovre fuori posto o di improvvisare.

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Le comunicazioni

Per comunicare ed evitare di essere intercettati, utilizzavano linguaggi criptati, dove un minuto era una dose, un’ora 100 grammi, la ricciola la marijuana, una ragazza un chilo, sempre di marijuana, e i documenti i soldi. “Porta i documenti”, voleva dire che l’affare era fatto e serviva il contante. “Vai a prenderle tu le due bariste, quelle ricce?”, tradotto: provvedi al recupero di due chili di marijuana, presi poi, come viene fuori dall’indagine, a Rozzano.

I luoghi

Bazzicava anche Assago e Buccinasco la banda. Ad Assago, di fronte a una grande concessionaria, era stato programmato l’incontro, poi saltato, perché la droga era stata sequestrata dalle forze dell’ordine. Il gruppo di Buccinasco, guidato da Domenico Barbaro, dal cognome (e le parentele) pesanti delle cosche della ‘ndrangheta trapiantata alle porte di Milano, aveva cercato in un primo momento di rimandare l’affare, suscitando grande apprensione e fastidio da parte di Lo Surdo e Cannone che dovevano ritirare il pacco, per il quale era già stato versato un acconto di 15mila euro. Poi, una volta che il business era saltato definitivamente, il gruppo aveva abbandonato i tre di Buccinasco e aveva cercato altri fornitori, un canale alternativo a quello che si era rivelato “inaffidabile”. Barbaro e Di Terlizzi (titolare di un’agenzia di pompe funebri a Buccinasco) erano già stati arrestati, sempre per droga. A settembre si erano messi nei guai con un chilo di marijuana, mentre Cannata, spacciatore di Buccinasco esperto da sempre, lo avevano beccato con 270 grammi di cocaina. Era anche sotto sorveglianza speciale, ma l’aveva violata. Il gruppo guidato da Luongo, che possiede un lungo curriculum criminale, iniziando a collezionare condanne per furti, rapine e armi già in tenera età, spacciava nella zona di San Siro, in particolare in via Pinerolo, via Novara e via Tesio.