Continua a Busto Arsizio il processo Cazzaniga all’ex medico del Pronto Soccorso di Saronno accusato di aver ucciso 11 pazienti.

Processo Cazzaniga, in aula i parenti delle vittime

Tante testimonianze, tante storie e tante vite. Tutte, quelle che man mano stanno comparendo davanti al giudice del Tribunale di Saronno, accomunate dall’incontro con Leonardo Cazzaniga, il medico del Pronto Soccorso di Saronno arrestato al termine dell’inchiesta “Angeli e Demoni”. Gli ultimi in ordine temporale a testimoniare alla sbarra sono stati Luca Rossoni, Bruno Devoti e Patrizia e Loredana Lauria. Nipote, figlio adottivo e figlie di tre delle 11 vittime imputate a Cazzaniga.

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“Per anni tormentato dal rimorso, poi ho capito”

Toccante la testimonianza di Rossoni, nipote di Pietro Oliva morto il 7 novembre 2010,a 84 anni. L’anziano, malato di tumore ai polmoni era stato portato in ospedale dalla casa di riposo dove risiedeva. Pur malato, nulla avrebbe potuto far pensare al nipote che quella sarebbe stata la sua ultima notte. “Erano le due e cinque di notte. Ero in auto con la mia compagna quando mi è arrivata la telefonata del dottor Cazzaniga. Sono andato in ospedale e c’era lui. Mi ha detto che gli avevano dato la morfina e che non aveva sofferto. L’ho anche ringraziato. Per anni sono stato tormentato dal rimorso per non essere stato al suo capezzale. Poi due anni fa ho capito che le cose erano andate diversamente”. Così anche Devoti, figlio adottivo della saronnese Antonietta Balzarotti. “Al momento del ricovero era lucida. Dopo un po’ Cazzaniga mi ha richiamato, mi disse che stava peggiorando. Mi chiese se fossi cattolico e se volevo la presenza di un sacerdote”. L’ultimo caso esaminato nella giornata di udienza è stato quello che per primo ha allarmato gli infermieri, la morte di Angelo Lauria, il 9 aprile 2013. “Mia madre mentre usciva dall’ambulatorio aveva sentito Cazzaniga dire ‘Mettetegli una flebo qualsiasi'”, ha riferito la figlia Patrizia. Pochi minuti dopo, il decesso.

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