Prosciolti al termine dell’udienza preliminare i 13 fra amministratori e iscritti del gruppo Facebook Vessilli Neri accusati di far parte di un organizzazione volta alla propaganda e all’istigazione all’odio.

Vessilli Neri, niente processo

Tutti prosciolti, il fatto non sussiste. Il gup del Tribunale di Varese Alessandro Chionna ha pronunciato martedì la sentenza di “non luogo a procedere” per tutti  e 13 gli iscritti al gruppo Facebook Vessilli Neri che nel 2016 erano stati indagati per i commenti e i messaggi postati sul celebre social network. Tra loro, persone di ogni estrazione sociale e anagrafica, residenti in provincia di Varese e anche a Tradate e dintorni. Gruppo (e pagina, indicati come “Organizzazione no-profit” con sede a Tradate) che sin dalla copertina lasciava ben capire la posizione ideologica dei suoi membri, con il nostalgico “Boia chi molla” come sottotitolo.

Nessuna istigazione e organizzazione

Nel mirino del pm Massimo Politi, che per loro aveva invece chiesto il rinvio a giudizio, i messaggi dai contenuti decisamente forti pubblicati a commento dei post della pagina. Su quella, e sul gruppo collegato, venivano diffuse notizie e immagini relative a fatti di cronaca per lo più collegati a migranti, rom e stranieri. E sotto queste, gli utenti si scatenavano, non lesinando inviti ad affondare i barconi, forni crematori, atti di violenza. Insieme a frequenti richiami al Ventennio e a Mussolini. “Parole dal tenore offensivo ma non tali da integrare la fattispecie di reato”, spiega uno dei legali difensori. In particolare, non sarebbe stata rilevata alcuna evidenza sia del fine propagandistico e istigatorio dei commenti, sia dell’esistenza di un’organizzazione reale che perseguisse quei fini.

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Il servizio completo su La Settimana di Saronno di venerdì 18 gennaio.