Una donna di 33 anni ha denunciato il suocero accusandolo di averla violentata per anni.

“Violentata per anni”, il caso davanti al giudice di Busto

L’avrebbe violentata per anni, dal 2010, arrivando anche a sequestrarla per un giorno intero per convincerla a partorire a Napoli il figlio che portava in grembo. Un’intricata storia famigliare quella entrata nelle aule del Tribunale di Busto Arsizio. Tutto sarebbe iniziato nel 2009 quando lei aveva iniziato a frequentare un ragazzo. Una storia difficile, fatta di continui tira e molla e dalle conseguenze dell’abuso, da parte di lui, di stupefacenti. Fu allora che iniziò ad avvicinarli al suocero, un 59enne di Venegono Inferiore, che la sostenne anche nel 2010 quando venne ricoverata per aver perso i due gemelli che aspettava dal compagno. In quell’anno, secondo l’accusa, sarebbero iniziate anche le violenze. Durante il ricovero, lui l’avrebbe portata nel giardino dell’ospedale per una passeggiata, facendola sdraiare sul prato vicino all’obitorio  e abusando di lei. “Mi è saltato addosso – ha raccontato la donna – Io ero sotto sedativi e intontita, non capivo”.

Abusi, minacce e un figlio

Da allora, il suocero avrebbe continuato a pretendere dalla nuora rapporti sessuali, minacciando di morte lei e la sua famiglia. Una “relazione” parallela a quella che intanto era rinata col fidanzato, ignaro di tutto. Di quegli anni restano come tracce le prenotazioni negli alberghi del territorio, tutti a nome di lei e da lei pagati. E un figlio, che l’esame del dna ha confermato essere del suocero. Che verso il termine della gravidanza l’avrebbe anche sequestrata in casa per 24 ore per convincerla a partorire a Napoli. Dopo il parto la 33enne iniziò la convivenza col ragazzo, convinto di essere il padre del bimbo. Fino a quando lei, stanca di quella storia e dei maltrattamenti iniziati anche dal fidanzato, decise di prendere con sè i due figli, quello avuto col suocero e quello con il fidanzato, di tornare dai genitori e sporgere denuncia.

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“Era consenziente”

Il suocero nega invece ogni accusa di violenza e sequestro. Quella relazione, comunque “strana”, non si sarebbe basata sugli abusi e le minacce ma sarebbe stata del tutto consenziente. Una matassa che ora spetterà al Tribunale di Busto e al giudice Renata Peragallo sbrogliare per chiarire cosa sia realmente successo tra le mura domestiche.