Statistiche alla mano, in Italia e in tanti altri paesi fuori e dentro all’Europa, ci sono ancora molti casi di intolleranza e discriminazione. Sergio Prato, presidente dell’associazione Le Rose di GERTRUDE ,  di Magenta, ci racconta con grande entusiasmo dell’impegno che il comune di Corbetta ha dimostrato nei confronti della comunità LGBT, del lavoro della sua associazione.

“Ma è stupendo”: presentazione a Corbetta

La serata dell’8 maggio è stata un successo. La sala era gremita e l’accoglienza è stata davvero calorosa. “Merito, anche, del lavoro che la Giunta sta portando avanti e della vicinanza che questa sta dimostrando alla nostra comunità, non solo a parole, ma, soprattutto, attraverso i fatti”. Le due giornate, organizzate insieme alla cooperativa Silvabella e ai ragazzi di BlueBox,ne sono la dimostrazione concreta. Mercoledì 8 maggio, Diego PASSONI ha presentato il suo libro “Ma è stupendo“, in sala Grassi. Diego è stato molto coraggioso a mettersi a nudo in un testo che, più che essere una biografia, è una sorta di incoraggiamento per chi, ancora, non riesce a vivere serenamente la propria condizione. Prima di essere uno scrittore, Diego è un personaggio famoso molto amato, è un ballerino ha lavorato in radio e anche in televisione. La sua testimoninanza diventa partcolarmente importante per chi, ancora, non riesce ad uscire allo scoperto e vive l’orientamento sessuale come una condanna, una macchia. Per chi si sente escluso o sbagliato. Diego, con la sua voglia di vivere e la sua intraprendenza e la semplicità con cui vive la sua omosessualità, è un traino per i giovani che si sentono esclusi dalla società.

Omosessualità e fede

Nel libro si parla di fede. Come è possibile continuare ad essere fedeli, vista la posizione che la Chiesa ha dimostrato, più volte, di avere nei confronti del l’omosessualità? “E’ importante andare oltre alle istituzioni. Esiste un disegno, molto più grande, per ognuno di noi. Disegno di cui anche Diego ne fa cenno nel suo libro. Dio ha un piano per ognuno di noi, che non sempre  combacia con il percorso che noi abbiamo tracciato. La realtà è in continuo mutamento e non sempre la Chiesa riesce a stare al passo e a elaborare cambiamenti che sono sempre più veloci. E importante, perciò, andare oltre, Studiare le Scritture, dove risiede la parola di Dio e affidarsi al suo progetto che ha serbato per ognuno di noi. Devo dire, però, che Papa Francesco ha fatto un balzo in avanti di almeno due o tre decenni. E’un Papa moderno, è cresciuto in mezzo alla sua gente e ha dimostrato una grande comprensione delle realtà con cui la Chiesa deve dialogare. Mi aspetto ancora molti  passi avanti in questo senso, anche se so che non saranno tempestivi. Occorre tempo per alimentare un terreno che solo ora comincia ad essere smussato, bisogna lavorare sul dialogo, la parola d’ordine è costruire punti, non alzare muri”, commenta Prato.

Le rose di Gertrude

Le Rose di Gertrude si ispirano  a Gertrude Stein, una scrittrice e poetessa statunitense. Famosa mecenate, nei suoi salotti ha ospitato personaggi del calibro di Picasso. Incontrò a Parigi l’amore della sua vita, Alice B.Toklas, con la quale andò a vivere e continuò a frequentare la parigi bene. Quando la Stein morì, i suoi parenti non permisero ad Alice di continuare a stare in casa sua e dovette trasferirsi in America, dove continuò a vivere tra gli stenti. La nostra associazione nasce nel 2006, anno in cui in Italia si incominciò a parlare di PACS(Patto Civile di Solidarietà) e DICO(Diritti e Doveri Delle Persone Stabilmente Conviventi). “La giurisdizione italiana si è adeguata al mutamento della società e dei costumi, svincolandosi dalle convenzioni sociali e dall’influenza ecclesiastica. Molte persone, alla morte del compagno/a hanno perso tutti i risparmi di una vita, magari anche quelli accumulati insieme. Per questo motivo abbiamo scelto di chiamarci Le rose di Gertrude, in ricordo di questa grande donna, presa a simbolo di una grande ingiustizia-aggiunge il presidente-. La nostra associazione, con sede a Magenta, intende combattere la discriminazione in tutte le sue forme, promuovendo la cultura e la conoscenza. Cerchiamo di dare voce a chi, ancora, fatica a tirarla fuori, intendiamo essere un punto di ascolto, di ritrovo e di scambio”.

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La Panchina Arcobaleno

Il 17 maggio, nel parco di Villa Ferrario, dalle 18, ci sarà l’inaugurazione della “panchina arcobaleno“. “L’Amministrazione comunale di Corbetta ha dimostrato, non solo a parole, ma con molti fatti, la sua vicinananza alla comunità LGBT. Innanzitutto da mercoledì 8 maggio al 17 maggio, la facciata che ospita la Giunta, sarà illuminata dall’arcobaleno simbolo della lotta contro le discriminazioni”. Arcobaleno che, dopo un breve intervallo, tornerà nuovamente a splendere il 29, in concomitanza con il Pride di Milano. “Il 17 maggio 1990 è una data storica, infatti 25 anni fa l’organizzazione mondiale della sanità, cancellò l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali, definendola per la prima volta “variante naturale del comportamento umano”. Fu una data epocale, una grossa componente discriminatoria era stata intaccata, andando a modificare la percezione che molte persone avevano nei confronti dei gay- ricorda Prato-, perciò, ogni anno, il 17 maggio viene celebrato in diverse città del mondo. Noi abbiamo deciso di celebrarlo nel modo che ci sembrava più opportuno in questo preciso momento. Con l’inaugurazione della “panchina arcobaleno”. Negli ultimi anni, in diverse città d’Italia, sono “spuntate” decine di panchine dipinte di rosso.Monumenti urbani che simboleggiano “il posto occupato da una donna che non c’è più”, in ricordo di tutte le vittime di femminicidio. La stessa valenza ha la panchina verniciata con i colori dell’iride: chi la scorge nei parchi, al centro della città o davanti a un lago ha il dovere di ricordarsi che ancora oggi, in diverse parti del mondo, c’è chi subisce violenze, psicologiche e fisiche, chi finisce in galera o, addirittura perde la vita, a causa del suo orientamento sessuale. Speriamo che questi colori siano di buon auspicio e che le panchine siano un monito sufficiente a fare sempre di più, affinchè l’inclusione, il rispetto e l’accettazione non debbano più essere motivo di celebrazione straordinaria, ma normalità”.

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