Giornata della Memoria: numerose le iniziative organizzate a Cislago dall’assessorato alla Cultura in collaborazione con l’Associazione Culturale “A Est dell’Eden”.

Giornata della Memoria: il programma

“Cislago per il Giorno della Memoria”, così si intitola il ciclo gratuito di spettacoli e mostre nell’auditorium comunale e in Villa Isacchi. Per celebrare il 19° Giorno della Memoria, perché non bisogna dimenticare che l’Italia ha preceduto di 5 anni l’istituzione del Giorno della Memoria da parte delle Nazioni Unite, l’ Assessorato alla Cultura del Comune di Cislago ha organizzato uno spettacolo musical-teatrale e una mostra d’arte. Per far questo si è avvalso della collaborazione di un’associazione locale, A Est dell’Eden, diretta da un’artista visiva e un attore che da dieci anni si impegnano con il “Progetto Bereshit” a presentare la loro arte in nome della fratellanza e della pace per evitare che si ripetano gli orrori dei genocidi Il primo appuntamento sarà con l’attore Alessandro Baito, che presenterà, agli studenti della scuola media “Aldo Moro”  nell’auditorium di Cislago l’incontro “La Shoah: la musica per non dimenticare”. Il 24 gennaio, durante la mattinata per la scuola media, in collaborazione anche con la ProLoco di Cislago, e alle 21 aperto a tutta la cittadinanza, si potrà conoscere il Violino della Shoah, strumento ormai simbolo del potere della musica di saper portare luce anche nei momenti più bui.

La storia del Violino della Shoah

La storia di questo violino è strettamente legata alla storia di Eva Maria Levy, una ragazza torinese che durante i rastrellamenti dei primi anni 40 è riuscita a trovare rifugio insieme con la sua famiglia presso una casa di Tradate. Purtroppo nel 1943 furono individuati e catturati. Grazie all’intervento del capostazione di Tradate il padre riuscì a salvarsi, ma lei, congiuntamente alla madre e al fratello, fu caricata su un vagone del tristemente celebre Binario 21 della Stazione Centrale di Milano, destinazione Auschwitz. La madre neppure superò i rigidi controlli nazisti all’arrivo al campo, mentre Eva e suo fratello Enzo, anche grazie all’abilità come musicisti, riuscirono a salvarsi per entrare nell’incubo della vita di quell’inferno polacco. Ad un certo punto si perdono le tracce di Eva, evidentemente morta, e il violino venne da quel momento suonato dal fratello Enzo, che grazie a questo suo compito privilegiato riuscì a tornare a casa portando con sé anche il violino della sorella. Perso nell’oblio della storia fu grazie al collezionista milanese Carlo Alberto Carutti se nel 2014 il violino venne ritrovato. Inizia così il suo viaggio tra concerti ufficiali e incontri con le scuole, fortemente voluti da Carutti per rendere onore al foglietto ritrovato nella custodia del violino, un canone inverso dal titolo “Der Musik macht frei”, un’alterazione simbolica della scritta dei cancelli di Auschwitz “Arbeit macht frei”. Alessandro Baito darà voce alla storia del violino, ma sarà Alessandra Sonia Romano, da anni fedele compagna del Violino della Shoah, a fare uscire dallo strumento di Eva la storia di una ragazza che amava la musica, la storia di un popolo schiacciato e sterminato, la storia di una speranza che non deve mai cedere che un mondo possibile è migliore. Nel 2016 il violino è stato protagonista di un evento nella città dell’inizio del suo viaggio, Tradate, la cui amministrazione ha anche deciso nel gennaio del 2017 di porre pietre d’inciampo all’ingresso di Villa Truffini a ricordo della famiglia Levy. Ora il Violino della Shoah si riavvicina a casa grazie all’impegno dell’Amministrazione comunale di Cislago.

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Ogni uomo ha un nome

Il secondo appuntamento sarà la mostra “Ogni uomo ha un nome” (riferimento alla celebre poesia di Zelda Mishkowski) che presenta le opere del “Progetto Bereshit” di Valentina Anna Carrera incentrato sulla cultura ebraica. La selezione che verrà esposta presso la Villa Isacchi dal 26 gennaio, con inaugurazione alle ore 16, fino a domenica 3 febbraio orbita intorno ai simboli della Shoà, come possono essere la storia della famiglia di Anna Frank, un’altra ragazza che ha visto tramontare troppo presto i suoi sogni di felicità, ovvero la Stella di David, al contempo emblema del potere regale ebraico e marchio della vergogna nella visione deformata della realtà nazista. La filosofia del Progetto rimane sempre quella di non mostrare l’orrore bensì la purezza e le speranze e i magri sorrisi che rimanevano sotterrati dalle ceneri degli altiforni ma che non aspettavano altro che una via di fuga per poter rivedere e poter regalare la luce. La mostra sarà inaugurata sabato 26 gennaio alle ore 16 e sarà visitabile dal 27 gennaio al 3 febbraio secondo i seguenti orari: martedì, giovedì e venerdì dalle 14.30 alle 18.30; mercoledì dalle 8 alle 12; sabato dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18; domenica dalle 15.30 alle 17.30.

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