Un’altra interessante serata del Gat lunedì 18 marzo in Truffini. Marco Arcani parlerà “Occhiali per raggi cosmici” presentando i suoi esperimenti.

Si parla di raggi cosmici col Gat in Truffini

“Dallo spazio profondo provengono di continuo particelle atomiche di  altissima energia, principalmente protoni, ossia nuclei di idrogeno: si tratta dei cosiddetti raggi cosmici. Per indagare la natura e gli effetti prodotti  da questa radiazione spaziale, vengono effettuati studi lungo tutti gli strati dell’atmosfera terrestre. Prima che le particelle cosmiche interagiscano con l’atmosfera terrestre, vengono raccolte nello spazio con i satelliti o con gli esperimenti a bordo della stazione spaziale internazionale. A Terra invece si possono raccogliere sciami di particelle  prodotte dall’interazione dei raggi cosmici con le molecole  atmosferiche tramite rivelatori multipli, disposti su enormi estensioni di terreno.  In alta  montagna, a diverse quote, ci sono esperimenti adibiti ad esempio alla misura dei neutroni cosmici, gli stessi neutroni che producono il famoso carbonio-14 che utilizziamo per datare i reperti archeologici”, spiegano dal Gat. Ma per studiare il comportamento di queste particelle aliene durante il primo contatto con gli atomi terrestri servono i palloni stratosferici. E questo è il tema della suggestiva serata  organizzata dal Gat, Gruppo Astronomico Tradatese, per lunedì 18 marzo alle 21 in Villa Truffini.

Marco Arcani progettò la missione Vanhessa

Relatore  della serata Marco Arcani, socio del GAT fin da giovanissimo ed ora tecnico elettronico che da sempre stravede per le particelle cosmiche, che parlerà sul tema: “Occhiali per raggi cosmici”. Arcani nel 2012  progettò la missione VANHESSA, una esperienza unica in Europa durante la quale trasportò alcuni suoi rivelatori in pallone fino a 6000 metri di altezza, per ripetere  l’esperimento che 100 anni prima  fece vincere il Premio Nobel a Victor Hess.

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Anzani e suoi esperimenti con palloni stratosferici fino a 30mila metri di quota

 

Adesso invece Anzani ha voluto spingersi molto più in alto, ossia nella stratosfera. Il problema è che i rivelatori a bordo dei palloni stratosferici (ossia quelli che arrivano a  20-30.000 metri di altezza) devono essere leggeri per permettere al carico di raggiungere le quote più alte: per questo si escogitano a volte soluzioni davvero originali e innovative. In questo ambito il  relatore presenterà  i risultati di due esperimenti effettuati con palloni stratosferici fino a 30.000 metri di quota.

 Gli esperimenti

Il primo esperimento si è svolto  nel cielo del deserto tra California e Nevada, il secondo dal Parco Regionale del Matese. Ebbene, in entrambi i casi le particelle cosmiche sono state catturate con trappole molto particolari e insospettabili, a dir poco incredibili.

I motivi che spingono gli scienziati a studiare i raggi cosmici in atmosfera sono anche di importanza eminentemente pratica. Per esempio, grazie a questi esperimenti, da diversi anni sappiamo che esiste una fascia di quota (tra 5.000 e 16.000 metri) ad alta dose di radioattività cosmica: incidentalmente è la fascia in cui volano tutti gli aerei di linea e sapere quanta dose di radiazione viene assorbita dal nostro corpo, ci può aiutare a difenderci. Per non parlare dello spazio profondo, dove il problema della radiazione ionizzante è uno dei principali ostacoli che frena le spedizioni a lunga permanenza, tipo l’ambito viaggio verso il pianeta Marte.