Posti colmi e spettatori in piedi la scorsa settimana per l’incontro al Grassi con l’astronauta Alfred Worden dell’Apollo 15 organizzato dal Gat.

Un astronauta al Grassi, una serata storica e irripetibile

Chi era presente si è reso conto che per Tradate, quella di mercoledì 2 Ottobre 2019, è stata una serata storica ed irrepetibile. Oltre 400 le persone che sono accorse al Cinema Paolo Grassi per ascoltare il racconto dell’astronauta americano Alfred Worden, che andò sulla Luna nel 1971 con la Missione Apollo 15. Una serata speciale, organizzata e offerta dal Gat e dal Comune in occasione del 50esimo anniversario dello sbarco sulla Luna in collaborazione con l’associazione Asimov dell’ingegner Dario Kubler, specializzata nella costruzione di fedelissimi modelli dei veicoli spaziali. Associazione che ha realizzato il modello del Saturn V presente sul palco del Grassi, lo stello missile (il più grande e potente mai costruito) che nel 1971 portò Worden fino al satellite.

Sul palco anche una roccia lunare

Non solo Worden, intervistato (e tradotto) dal divulgatore Paolo Attivissimo. Sul palco anche un frammento di roccia lunare basaltica di 109 g, avvolto in una teca piramidale protettiva in vetro-resina, che ha costituito un’ ulteriore autentica attrazione “fatale” per il pubblico che vi si è ammassato nei dintorni con le macchine fotografiche, sotto l’attento controllo della Vigilanza cittadina dato il valore inestimabile della roccia raccolta nel Mare delle Piogge da Irwin, uno dei due compagni di Worden.

Messaggio ai giovani

Per tutta la serata, Worden si è rivolto principalmente ai giovani in sala. Un racconto emozionante ed affascinante il suo, chiuso con delle straordinarie considerazioni e dei forti stimoli verso le nuove generazioni: “Con scienza, matematica, tecnologia ed informatica si può arrivare ovunque, anche sulla Luna e, in un prossimo futuro, anche su Marte…”. Un invito a impegnarsi nelle scienze matematiche lanciato da un astronauta nato figlio di contadini, che ha studiato per tutta la vita perchè voleva “andare il più lontano possibile da quella fattoria“. Dalla vita nei campi all’aprile del 1966, quando Worden fu uno dei 19 leggendari astronauti selezionati dalla NASA per conquistare la Luna.

La missione

Come ha raccontato ai tantissimi presenti, Worden fu scelto come membro dell’equipaggio di supporto della missione Apollo 9 e come pilota di riserva del modulo di
comando della missione Apollo 12 per poi essere assegnato come pilota del modulo di comando per l’Apollo 15, dal 26 luglio al 7 agosto 1971. I suoi compagni di volo furono il Comandante David Scott, e James B. Irwin, come pilota del LEM, il modulo lunare. Apollo 15 fu la quarta missione con equipaggio ad allunare e la prima ad esplorare la Valle di Hadley, alla base dei Monti Appennini, sul bordo sud-est del Mare Imbrium.

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Un’epoca di pionieri ed esploratori

In questi 50 anni la tecnologia ha fatto passi da gigante. Basti pensare che il computer di bordo dell’Apollo 15 era poco più potente di un Commodore 64. O, per fare un altro paragone più attuale, infinitamente meno potente di uno smartphone odierno. “Il nostro computer di bordo aveva una memoria di 76k – ha spiegato Worden –  talmente modesta da costringere i tecnici della NASA a sacrificare alcuni programmi. Decisero di eliminare quello di salvataggio in caso di incidente. Insomma, non potevamo fallire”. “Nonostante tutto, non ebbi mai paura durante il volo – ha comunque spiegato Worden – Solo dopo esser tornato sulla Terra, a mente fredda, mi sono reso conto dell’impresa cui avevo partecipato per la NASA, per gli USA e per tutta l’umanità”.

Una passeggiata nel nulla

Tra i tanti momenti e aneddoti raccontati da Worden il più emozionante è stato sicuramente il ricordo della sua passeggiata spaziale: prima di tornare sulla Terra, l’astronauta è dovuto uscire dall’astronave in orbita lunare, rimanendo immerso nello spazio per 3 ore per recuperare delle pellicole usate per le riprese panoramiche. “In quei momenti potevo vedere contemporaneamente la Terra e la Luna: fu uno dei momenti più indimenticabili dell’intera missione. Fu quella vista a farmi capire da quale meraviglioso pianeta eravamo venuti”.

Un futuro nello spazio

Non sono mancate le riflessioni sul futuro. “La vita della terra è segnata, lo sappiamo: fra 4 miliardi di anni il Sole si espanderà rendendo il nostro pianeta inabitabile. Penso però – ha ammesso – che tra meno di mille anni potremmo a causa nostra già essere costretti a lasciare la nostra casa per cercarne una nuova altrove. Oggi si parla di Marte, in tanti hanno l’obbiettivo prossimo di raggiungerlo. Ma la sfida delle nuove e delle prossime generazioni sarà trovare il modo per coprire le enormi distanze che ci separano dai pianeti potenzialmente abitabili”.