Prima Guerra Mondiale, domani al castello dei missionari comboniani di Venegono Superiore storie di pacifismo e rifiuto delle armi.

Prima Guerra Mondiale, pacifismo al castello

Nell’anno del centenario dalla fine della Prima Guerra Mondiale, il Centro di Documentazione sui movimenti per la Pace “Abbasso la Guerra” ricorderà domani chi, a quel conflitto, ha avuto il coraggio di dire “No”. E lo farà con due libri: “L’avventura della pace. Pacifismo e Grande Guerra” della professoressa Bruna Bianchi (Università di Venezia) che lo presenterà e “Abbasso la Guerra. Neutralisti in piazza alla vigilia della Prima guerra mondiale in Italia” di Fulvio Cammarano, che sarà presentato dal professor Antonio Orecchia (Università Insubria). L’appuntamento è dalle 21 in via delle Missioni a Venegono Superiore.

“Carneficina come mai si era vista”

Una serata “controcorrente” rispetto ai tanti momenti che quest’anno hanno voluto celebrare la fine della Grande Guerra e, come la definì Papa Benedetto XV, dell’Inutile Strage. “A un secolo dalla tragedia del Primo Conflitto Mondiale, quello del 1914-18, governi, forze armate, istituzioni accademiche e scolastiche si sono distinte soprattutto in Italia nella promozione di tripudi e commemorazioni – spiegano dal Centro di Documentazione – Quasi una sagra della retorica dei ‘valori’ di Patria, famiglia, coraggio, sacrificio, eroismo e arditismo che erano spariti dal vocabolario e dalla didattica della Repubblica fondata sulla Costituzione democratica e antifascista. Una rielaborazione mistificante di contenuti e ‘verità’, presentata anche nelle scuole da ufficiali delle forze armate, che cancella crimini e orrori, occulta responsabilità, grazia le classi politiche dominanti, gli industriali, i banchieri e gli alti comandi delle forze armate di allora”. “Nessun riconoscimento ufficiale invece – continuano – del fatto che la Prima Guerra Mondiale è stata una carneficina come mai si era vista nella storia dell’umanità, con milioni di morti e feriti, l’olocausto di generazioni di giovanissimi. La diffusione planetaria di carestie, fame ed epidemie, le deportazioni di massa e i genocidi di popolazioni di civili, la proliferazione di ingiustizie sociali ed economiche e la negazione dei diritti e delle libertà che condizioneranno gli anni a seguire della ‘non pace’, generando ovunque immani dittature, fascismi e nazismi sino alla catastrofe, figlia e sorella, della Seconda Guerra Mondiale. Nessun riconoscimento a chi quella guerra respinse, anche a costo della vita, col rifiuto di andare a combattere o con la renitenza alla leva, a chi cercò di resistervi con le iniziative più disparate, cattolici, socialisti, anarchici, femministe, uomini e donne comuni, operai e contadini, alcuni intellettuali”.

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