Esselunga Saronno, oggi – domenica 23 dicembre 2018 – i lavoratori iscritti al sindacato CUB hanno organizzato un presidio “per rivendicare il diritto di scegliere da chi essere rappresentati”, dichiarano.

Esselunga Saronno: le rivendicazioni

Sul presidio di stamattina, domenica 23 dicembre 2018, i lavoratori iscritti al sindacato di base spiegano: “Vogliamo gridare a gran voce che Esselunga e Sindacati Confederali (Cgil Cisl e Uil) ci negano la possibilità di indire libere elezioni affinché le Lavoratrici e i Lavoratori possano scegliere liberamente da quale Organizzazione Sindacale essere rappresentati. Ancora oggi subiamo il fatto che non esiste una norma sulla rappresentanza che garantisca a tutti i Lavoratori di poter eleggere i propri rappresentanti! Inspiegabile come ormai anche nelle dinamiche sindacali interne a Esselunga, Cgil e men che meno Cisl e Uil che pur non rappresentando ormai quasi nessuno tra i Lavoratori di Esselunga prendano decisioni per tutti”.

“Abbiamo la maggior parte dei lavoratori iscritti”

Flaica Uniti CUB continua sostenendo l’importanza numerica che invece ha in alcuni negozi Esselunga: “Siamo in costante crescita. Anche in questo negozio abbiamo la maggioranza dei lavoratori e delle lavoratrici iscritte/i a questa Organizzazione Sindacale, senza però vedersi riconosciuta la possibilità di eleggere Rappresentanti Sindacali e partecipare ai tavoli di contrattazione aziendali. Tutto questo grazie agli accordi tra sindacati confederali e aziende come nel caso del nuovo Contratto Nazionale Federdistribuzione del 13/14 dicembre, passato sopra la testa dei lavoratori senza alcuna consultazione democratica!”.

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“Chiediamo la solidarietà di tutti”

Infine concludono i lavoratori in presidio: “Da qui oggi partirà il nostro percorso per vederci riconosciute dalla azienda le nostre RSU/RSA, chiediamo il sostegno e la solidarietà di tutti, in primis delle Lavoratrici e dei Lavoratori, affinché si possa ottenere in Esselunga una Democrazia Sindacale, realmente rappresentativa. Non vogliamo più ingoiare i bocconi amari di Cgil, Cisl e Uil, ma essere artefici del nostro destino”.

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