Chi lo ha detto che gli studi classici portano, a fronte di quelli tecnici, a maggiori difficoltà a trovare un’ occupazione nel mondo del lavoro al tempo dei nuovi lavori relativi ad industria 4.0 come ad esempio robotica, intelligenza artificiale, big data. Anzi: le competenze che questi percorsi didattici permettono di acquisire possono rivelarsi particolarmente preziose per i prossimi anni lo rileva la seconda indagine effettuata dall’Osservatorio Expotraining.

La ricerca

Per la seconda volta l’Osservatorio ExpoTraining – ha messo a confronto le opinioni di circa 500 tra manager di grandi, medie e piccole imprese, esperti di formazione e di comunicazione confermando di fatto il trend rilevato nella prima indagine condotta nel 2018. Quest’anno è stato rilevato che il 38% dei manager indicano le materie letterarie e umanistiche tra quelle che saranno più richieste tra 10 anni. Erano il 24% solo due anni fa. Il trend è ormai consolidato. Per il panel di ExpoTraining, dunque, le materie umanistiche sono e saranno sempre più preziose per vari motivi, ma soprattutto per la capacità sviluppare le abilità cognitivi relative alla capacità di problem solving.

I numeri

Il 38% degli intervistati (Metodo Cawi su panel pluririsposta di 500 partecipanti nel mese di giugno 2019) ha indicato quindi la facoltà come lettere, filosofia, storia e le expertise di scrittori e giornalisti tra le competenze che saranno più preziose da qui ai prossimi anni. Il 38% ha indicato le competenze tecniche IT (raggruppando competenze matematiche, nel web, nella programmazione e più in generale nelle tecnologie), il 32% ha indicato quelle più prettamente scientifiche, il 40% quelle economiche.

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Coniugare le materie umanistiche al mondo hi-tech e scientifico

“Emerge sempre più chiara la necessità non già di ridurre i percorsi di studi umanistici, ma di saperli coniugare con i saperi legati al mondo scientifico e tecnologico del web e dell’IT. Perché se è vero che il mondo tra 10 anni avrà bisogno di esperti di tecnologia, è anche vero che avrà anche di competenze in grado di creare flessibilità, creatività ovvero tutto ciò che serve che fare innovazione. Saper unire questi due mondi ancora troppo distanti, anche attraverso la formazione, è la vera sfida per il lavoro di domani.” – ha affermato Carlo Barberis, presidente dell’Osservatorio ExpoTraining. Chi si specializza in materie umanistiche, dunque, è più versatile e sa reinventarsi anche in lavori diversi e apparentemente lontani a ciò in cui ha investito. Un valore aggiunto, tanto basta per allontanare i pregiudizi e luoghi comuni. La ricerca sarà presentata in occasione della nona edizione di Expotraining la fiera della formazione che si svolgerà a fiera Milano City il 23 e 24 ottobre.