Planet Farms, dal seme al prodotto finito.

La prima fattoria verticale d’Europa

La più grande fattoria verticale d’Europa ha messo le radici in Lombardia. Taglio del nastro fissato a Cavenago di Brianza per il primo test di agricoltura sostenibile realizzato da Planet Farms,  realtà del vertical farming rappresentata dai suoi vertici, Luca Travaglini e Daniele Benatoff,  e specializzata nella produzione di verdura a foglia. Si tratta di un sistema di produzione indoor che permetterà di controllare tutti i parametri indispensabili per la crescita dei nostri ortaggi: acqua, aria, luce e terra.

L’impianto brianzolo

Realizzato grazie alla collaborazione tra Travaglini FarmTech e Philips Lighting, l’impianto brianzolo sarà dotato di sistemi automatizzati per l’irrigazione, il controllo climatico e la gestione logistica, e conterrà un locale adibito alla germinazione, tre sale dedicate alla coltivazione multi-strato, un locale dedicato al lavaggio e al taglio del raccolto ed uno al confezionamento.

L’intuizione di Travaglini e Benatoff

Protagonista dell’iniziativa di presentazione dell’attività di Planet Farms, avvenuta nella cornice della Triennale di Milano mercoledì 29 maggio, l’ad Travaglini ha spiegato le tappe che hanno portato a realizzare il progetto della coltivazione verticale. «Dopo anni di duro lavoro dietro le quinte, io e i nostri partner possiamo annunciare la partenza della prima vertical farm d’Europa.  Succederà a Cavenago di Brianza. L’intuizione l’ho avuta qualche anno fa a bordo di un volo, mentre leggevo una ricerca di un esperimento di vertical farming che stava prendendo piede in Giappone». Anche Benatoff,  sempre ad di Planet Farms, ha  parlato degli scogli superati per arrivare a dar vita alla realtà nuova di zecca. «Non è stata una ricerca facile. Dovevamo trovare menti eccellenti e matte per creare un qualcosa che prima non c’era e oggi c’è.  Abbiamo trovato società con Dna ribelle e lo spirito non solo commerciale ma anche quello del fare bene. E’ un sogno che si avvera, ma nient’altro che la punta dell’iceberg».