La fiducia sul futuro dell’economia italiana è ai minimi storici. Colpa dello spread, del deficit di bilancio e del debito pubblico, ma anche del declassamento del rating italiano. Uno scenario in cui portare i soldi all’estero è un’opzione allettante, almeno all’apparenza.

Sono molte infatti le variabili di cui tener conto prima di spostare capitali oltreconfine, dai costi alle tutele garantite nel Paese di destinazione. Innanzitutto va sfatato un mito: trasferire denaro all’estero non è un’azione illegale, a condizione di farlo nel rispetto delle regole.

I contribuenti che detengono denaro fuori dall’Italia devono indicare l’entità della somma nella dichiarazione dei redditi. Non facendolo rischiano l’accertamento fiscale e le eventuali conseguenze economiche e giudiziarie. Se i capitali investiti producono interessi bisogna poi provvedere al pagamento delle tasse sui rendimenti realizzati all’estero (a meno che l’intermediario straniero faccia da sostituto d’imposta, ma accade raramente).

Conti all’estero: costi e tutele per il risparmiatore

Per quanto riguarda il capitolo costi, all’estero sono solitamente più alti. Le banche elvetiche, ad esempio, sono più care di quelle italiane, sia per quanto riguarda le commissioni per la tenuta del conto corrente che per la movimentazione di titoli. Da considerare anche la varietà degli strumenti di investimento offerti, spesso non paragonabile alla gamma di prodotti proposti dagli intermediari italiani.

Se il contribuente che sposta soldi all’estero mira a far sparire parte del patrimonio dal radar del Fisco, le cose si complicano ulteriormente. Con lo scambio automatico delle informazioni (attivo in oltre 100 Stati UE e non, tra cui Singapore, Monaco e Svizzera) i tesoretti all’estero vengono intercettati in un clic. L’unica alternativa sarebbe quella di ricorrere a Paesi esotici.

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Opzione, quest’ultima, che presenta numerosi svantaggi: i costi possono diventare astronomici e i rischi (persino penali) sono altissimi. Le tutele per il cliente poi sono praticamente nulle, anche in caso di una scorretta gestione del denaro da parte dell’intermediario straniero.

Chi intende difendersi da un’ipotetica catastrofe finanziaria può comunque creare un tesoretto all’estero pur rimanendo nei confini italiani. Una soluzione è rappresentata dall’acquisto di titoli che fanno riferimento a fondi di diritto estero. Così facendo si è coperti in caso di bail-in: ipotesi in cui azioni e obbligazioni (e altri strumenti finanziari) non sono a rischio, a differenza delle somme detenute nel conto corrente.

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