Attendere un esame diagnostico per mesi o passare ore al pronto soccorso prima di essere visitati: a chi non è capitata questa esperienza? Una soluzione c’è ed è contenuta in due parole: sanità territoriale. Era uno degli obiettivi dichiarati della riforma della sanità lombarda voluta da Roberto Maroni nel 2015, ma, come denuncia Samuele Astuti, consigliere regionale del Pd, la buona intenzione, condivisa in modo bipartisan, è rimasta sulla carta.

Un presidio ospedaliero territoriale per ogni Asst

Ora però, grazie a un ordine del giorno del Pd approvato a luglio, le cose potrebbero cambiare.

«A distanza di quattro anni dalla riforma, che prevedeva la creazione di una rete capillare di strutture per cure non urgenti, in Lombardia poco o nulla è stato fatto – spiega Astuti – Invece altre regioni già da tempo hanno capito le nuove esigenze: in Emilia e in Piemonte sono centinaia gli ambulatori aperti tutto il giorno e spesso anche la notte, con medici di famiglia, pediatri, specialisti e infermieri a disposizione. E il risultato è che nei pronto soccorso gli accessi sono calati fino al 60%. Quindi, non si può più attendere: Regione Lombardia deve contemporaneamente finanziare gli ospedali, che hanno bisogno di interventi consistenti, e costruire la rete territoriale, creando questi poli sanitari di piccole dimensioni e diffusi sul territorio. Noi, come Pd, lo abbiamo ribadito più volte nei mesi scorsi e abbiamo ottenuto un impegno da parte di tutte le forze politiche affinché la Regione si impegni a costituire almeno un presidio ospedaliero territoriale per ogni Asst, quindi almeno due per Varese, e un presidio sociosanitario territoriale in ogni distretto, che per la nostra provincia significa che ne servono 12. È un obiettivo importante che verificheremo costantemente».