Mantovani scrive agli arconatesi dopo la sentenza di primo grado dello scorso 17 luglio, che ha visto l’ex senatore condannato a cinque anni e sei mesi per abuso d’ufficio, turbativa d’asta e corruzione.

Mantovani scrive agli arconatesi: “Rientro nella schiera degli innocenti ingiustamente incarcerati”

“Cari concittadini, a seguito della recente pronuncia di primo grado del Tribunale di Milano sento il dovere di esprimere un mio pensiero in un momento certamente triste per me, per la mia famiglia e per quello che ho rappresentato in questa comunità”. Si apre così la lettera aperta che l’ex senatore ha indirizzato ai suoi concittadini.
“Da un lato – prosegue Mantovani – esprimo soddisfazione per essere stato assolto con formula piena sui capi più rilevanti che avevano motivato la privazione della mia libertà nell’ottobre 2015. L’amarezza che provo è quella di essere stato inutilmente incarcerato, umiliato e denigrato dai media e da alcuni miei concittadini che non hanno esitato a speculare su una disavventura umana mia e della mia famiglia. Rientro infatti in quella schiera, purtroppo ampia, di innocenti ingiustamente incarcerati e non mancherò di valutare il ricorso allo Stato”.

“Naturalmente ricorrerò in appello e mi auguro possa essere acclarata la mia totale estraneità ai fatti”

“Quello che invece ancora permane – dice ancora l’ex senatore – è un’ombra costituita da altri capi d’imputazione minori, per i quali naturalmente ricorrerò in appello e dove mi auguro possa essere acclarata la mia totale estraneità ai fatti. In particolare sono stato condannato per abuso d’ufficio in qualità di sindaco per la Casa per anziani degli arconatesi; un’opera solo promessa da tutti i miei predecessori, da me realizzata e oggi purtroppo ancora chiusa e inattiva. Sono riusciti a distruggere quello che continuo a ritenere una brillante operazione amministrativa, innovativa, lungimirante e di buon senso, un’opportunità di socialità, lavoro e benessere per tutti.
Si tratta di un’accusa che non sento mia, peraltro promossa da un esposto degli allora consiglieri di minoranza Rolfi, Battaglia, Di Paolo, De Pasquale, Ossola, che reputo strumentale e insulsa e che respingo con forza, ritenendola irrispettosa anche della fiducia che per anni la stragrande maggioranza di voi mi ha riconosciuto in occasione dei  vari appuntamenti elettorali. Iniziativa della minoranza consiliare sostenuta da un avvocato di parte, retribuito oggi dall’Amministrazione comunale con i proventi delle tasse degli arconatesi.
Una seconda accusa riguarda una turbativa d’asta per il trasporto dei malati dializzati che avrei commesso da assessore alla Salute di Regione Lombardia. Respingo con decisione questa accusa infame perché si riferisce a una telefonata con cui l’allora assessore al Bilancio Massimo Garavaglia mi segnalava un disservizio che poi riportavo al direttore della struttura regionale competente. Garavaglia assolto, Mantovani condannato: giudicate voi.
L’ultimo fatto riguarda il rifacimento di parte del tetto della mia casa di Cuggiono che avrei commissionato all’architetto Parotti senza retribuirlo in modo adeguato, ma piuttosto favorendolo in qualche segnalazione per lavori pubblici. Sono pronto a giurare su ciò che ho di più caro che mai ho affidato incarichi pubblici all’architetto Parotti durante tutta la mia esperienza politica e amministrativa e avrei potuto farlo con facilità da sindaco e da sottosegretario alle Infrastrutture.
Questa è la verità documentale e inoppugnabile”.

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“Ho servito Arconate con dedizione, rispetto e tanta passione”

“Concittadini – scrive ancora Mantovani -, ho servito Arconate con dedizione, rispetto e tanta passione e penso che i 12 anni trascorsi insieme abbiano conseguito risultati significativi, di cui ancora oggi tutti beneficiamo e non è detto, chissà, che in futuro si possa ripetere un’altra bella storia.
Intanto il popolo è sovrano e ora ha scelto un nuovo sindaco; la volontà della maggioranza degli arconatesi naturalmente va rispettata e onorata perché questa è la democrazia. Consentitemi però una riflessione: vedere il neosindaco Calloni tra le fila di coloro che ‘partecipavano’ come pubblico, con altri tre arconatesi, il giorno del mio arresto alle 6 del mattino, in violazione dei principi costituzionali, e poi in aula in attesa di una condanna, non fa onore alle istituzioni che egli rappresenta e non rende il giusto merito a una comunità, la nostra, che per anni ho condotto fiero e portavoce di sentimenti ben diversi”.

“Continuerò a lottare, la battaglia per la verità non si arresterà”

“Sono consapevole che condannare un politico con idee di centrodestra oggi non sia difficile, ma continuerò a lottare, insieme a quell’Arconate che non si arrende ai giustizialisti e ai forcaioli guidati da livore, invidia e odio, che hanno ancora una volta festeggiato, peraltro sul dolore e sulla sofferenza della mia famiglia e di parte di questa comunità.
Grazie dunque ai tantissimi che mi hanno manifestato e che ancora mi manifestano vicinanza e amicizia. La battaglia per la verità e la mia e vostra libertà non si arresterà”.

 

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